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I Viaggi dell'Anima

Blog

Denise Pagano

Il blog interamente dedicato ai temi della morte e del lutto, condotto dalla nostra dottoressa Denise Pagano che regolarmente ci informerà con i suoi articoli. Chi vuole può lasciare dei commenti o scrivere direttamente a lei.

Ci teniamo a specificare che non è un servizio di psicoterapia, si tratta di uno spazio per riflettere su momenti particolarmenti duri e dubbi esistenziali a volte angoscianti , con l'obiettivo di stimolare ogni persona a porsi quesiti fondamentali.

Per vedere i temi affrontati e tutti gli articoli scritti vai su "Archivio Articoli" della sezione



L'elaborazione del lutto nelle situazioni di sterilità

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rielaborazione del lutto
domenica 19 gennaio 2014
Quando arriva una diagnosi di sterilità si attiva un processo di lutto all'interno della coppia che si sente sprofondare in una dimensione di svalorizzazione, incapaci di procreare come natura vuole, di impossibilità a divenire genitori, una sensazione scura di essere contro-natura.

I sentimenti che si possono vivere nei primi periodi sono di:
  • rifiuto e negazione della realtà
  • rabbia per dover subire quest' ingiustizia e incomprensione del motivo per cui ci sia toccata questa condizione
  • dolore, quando si prende atto dell'irreversibilità della situazione, ci si confronta con un dolore che però è solitario, una sorta di lutto nascosto che non è possibile spiegare, raccontare, condividere, perchè la maggior parte non lo sperimenta e perchè un forte senso di colpa fa sentire persone disprezzabili data l' “incapacità” di procreare.

sterilita
In seguito il fatto di elaborare o meno questo lutto può portare a prendere svariate strade: 
1) il legame si logora a causa di sentimenti di disperazione e di rabbia che non consentono di ritrovare più un'armonia, una solidarietà;
2) il partner fertile vuole proseguire il suo progetto procreativo e non accetta di restare in una “coppia difettosa”;
3) si mettono in atto comportamenti reattivi per cui ci si butta in altre relazioni, ci si dedica anima e corpo ad altre attività senza che ci sia di base una reale analisi di quello che sta succedendo dentro se stessi e dentro la coppia;
4) c'è un totale avvicinamento della coppia che si chiude a riccio su se stessa e vive solo di se stessa come in una sorta di simbiosi da cui rimane escluso tutto l'esterno.
5) la coppia trasforma la sua infertilità fisica scoprendo e sviluppando nuovi progetti di vita e trasporta la sua fecondità su altro riuscendo a ritrovare un benessere ed una serenità;
6) viene ricercata una soluzione impegnativa ricorrendo alla Procreazione Medicalmente Assistita, che sottopone la coppia, in particolare il corpo della donna, ad un percorso difficoltoso fatto di numerosi trattamenti, spesso invasivi, numerose prove di forza, gli stessi rapporti sessuali devono avvenire in momenti precisi, ci sono molte forzature necessarie al raggiungimento della fecondazione.

La procreazione medicalmente assistita (PMA) è un percorso di grande investimento fisico e psicologico da parte della coppia che intende attuarlo, un modo per raggiungere ugualmente ciò che spontaneamente non avviene. Per questo simboleggia uno slancio fortissimo verso la vita, una profonda determinazione a procreare nonostante tutto, la non rassegnazione di fronte ad una diagnosi di sterilità .

Ma proprio perchè è un percorso così complesso richiede una forte consapevolezza da parte della coppia, per trasformarsi in un percorso di rinascita e non in una forma reattiva ad un destino crudele. È dunque opportuno che l'elaborazione del lutto sia affrontata, così da raggiungere una profonda comprensione della propria condizione e di quello che la coppia vuole davvero. 

 
Un altro lutto a cui la coppia che intraprende la PMA può andare incontro è non ottenere nessun risultato dopo uno o più cicli, quindi dover ammettere che non ci sarà mai quel bambino immaginato e tanto desiderato oltre all'impossibilità di diventare genitori in maniera biologica.
 
Ecco che non è da sottovalutare un percorso psicologico di conoscenza di se stessi, della propria coppia, delle risorse e debolezze di cui si dispone e del progetto di vita a cui si aspira.

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Un buon funerale

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Attualità
giovedì 09 febbraio 2012

 

luna piena a Bagno a RipoliParlare di un buon funerale vuol dire affrontare la questione che un funerale ben fatto possa andare ad influenzare l'elaborazione del lutto rendendola meno dolorosa o meno senza senso.
Per ben fatto intendo organizzato secondo le preferenze dei familiari, o secondo le volontà della persona morta o quello che si pensa volesse.

In Italia questa realtà non è da sottovalutare, siamo educati ad un'unica forma di rito funebre cioè quella cattolica e spesso si crede che sia l'unica forma possibile o non si sa come farne di diverse. Siamo abituati ad un servizio di onoranze funebri che ci allestiscono tutto l'ambiente e ci preparano ogni minimo dettaglio ma tutto secondo i canoni cattolici. Un funerale invece può essere qualcosa che si può contribuire a creare.

Negli ultimi anni, anche in molte parti d'Italia, con la diffusione della cremazione stanno nascendo nuove esigenze. Si perchè dove possiamo seppellire un nostro caro dopo che è stato cremato? Beh con la legge sulla dispersione delle ceneri è possibile seppellirlo anche in un “cimitero naturale”, ossia dove più ci aggrada nella natura. Ci sono certo delle regole da rispettare ma gli ambienti naturali da scegliere sono molti.

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La memoria unisce i vivi ai morti

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riflessioni
sabato 14 gennaio 2012

“ Nella dimensione dei morti, questi vivono grazie all'energia della memoria .

Quelli di cui ci stiamo  dimenticando passeggiano con sagome sfumate, quasi trasparenti; compaiono in aree sempre più lontane.

Coloro che ricordiamo emergono nitidamente vicino a noi, parlano, in loro c'è un'allegria colma di gratitudine. Ma nell'oscurità giacciono le sagome di antenati vissuti secoli fa. E il fatto che non li conosciamo non significa che non esistano. Basta camminare verso di loro e questi si delineano con maggiore chiarezza e ci parlano in lingue che forse non conosciamo ma sempre con grande affetto .

Anche chi non conosce questo genere di esperienze, si sarà reso conto che per i nostri familiari e amici è importante sapere che non ci dimentichiamo di loro, magari facendo gli auguri per il compleanno, mandando cartoline se siamo in vacanza, telefonando e così via. Sappiamo che nella misura in cui ci ricordano, noi viviamo. Se ci dimentichiamo, ci sentiamo morire.


Se l'incoscio è collettivo e il tempo eterno, si può dire he ogni creatura nata e morta sia rimasta incisa nella memoria cosmica che ogni individuo reca dentro di sé. Oserei dire che ogni morto attende nella dimensione onirica che una coscienza infinita si ricordi finalmente di lui.


Alla fine dei tempi, quando il nostro spirito avrà raggiunto il massimo sviluppo abbracciando la totalità del Tempo, nessun essere, per quanto insignificante, verrà mai dimenticato”

tratto da “La danza della vita” di Alejandro Jodorowsky

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Bambini vicini alla morte. L'esperienza della Kubler- Ross

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Elisabeth Kubler -Ross
domenica 06 novembre 2011

 

il bambino e la luceElisabeth Kubler - Ross ha lavorato accanto ai bambini per molto tempo ed ha cercato in ogni momento di imparare qualcosa da ognuno di loro, senza togliere validità ai loro discorsi solo perchè bambini. Ha sempre preferito guardare ogni persona considerandola capace di sapere di cosa avesse bisogno e si è posta come “traduttrice” di esigenze piuttosto che imporre quelle che lei riteneva migliore. Non si è mai eretta a dottore che ne sa più dei suoi pazienti, ma ha sempre preferito ascoltare per poi dare aiuto per quello che veniva richiesto.
Ascoltando i bambini ha potuto scoprire la grande saggezza che si nasconde in loro, ha potuto constatare che di fronte alla morte anche i bambini attingono ad una saggezza universale, ad un coscienza ampliata che è indipendente dall'età.

Pezzi tratti dal suo libro "La morte è di vitale importanza", libro commovente e pieno di importanti insegnamenti:
 

“E' facilissimo lavorare con i pazienti e moribondi e lo è ancora di più con i bambini perchè sono meno complicati, sono molto diretti e sinceri e la loro caratteristica più bella è che se cerchi di prenderli in giro, loro reagiscono immediatamente.”

“ogni bambino e ogni adulto moribondo sa– non sempre consciamente spesso inconsciamente- che sta per morire.”

“I bambini usano quasi esclusivamente il linguaggio simbolico e …....scelgono le persone con cui possono parlare. Bambini di 3 o 4 anni che ti guardano, ti scrutano e capiscono se sarai capace di comprenderli o se dirai immediatamente: oh, i bambini non sanno niente di queste cose. Sta solo parlando a vanvera.”

“Se fossimo più sinceri (come adulti) – più simili ai bambini- quando non capiamo cosa cercano di comunicarci dovremmo dire: non capisco rispiegamelo. E loro te lo spiegheranno e te lo riformuleranno in due, tre, quattro, dieci variazioni diverse finchè non capirai. “

“i piccoli malati terminali sono anime vecchie e sagge. Tutti i bambini lo sono ,se hanno sofferto, se il loro quadrante fisico si è deteriorato prima dell'adolescenza. Dio ha creato l'uomo in maniera talmente miracolosa che il quadrante spirituale che di solito non emerge prima dell'adolescenza, comincia a spuntare prematuramente per compensare la perdita di abilità fisiche. Ecco perchè i bambini moribondi sono molto più saggi dei bambini sani e allevati in una serra . È per questo che diciamo a genitori: non proteggete i vostri figli. Condividete con loro il dolore e l'angoscia, altrimenti diventeranno dei menomati. Tanto prima o poi le piante dovranno comunque uscire dalla serra ed allora non riusciranno a resistere al freddo e al vento.”

“quello che sto cercando di dirvi è che se noi adulti fossimo più sinceri invece di rendere la morte una cosa da incubo cercheremo di trasmettere ai bambini dove siamo e che cosa sentiamo, non ci imbarazzerebbe piangere o esprimere la rabbia, non cercheremo di proteggere i nostri figli dalle tempeste della vita ma piuttosto vorremo viverle insieme con loro: così i bambini della prossima generazione non considererebbero la morte un problema così orribile.”

“i bambini reagiranno alla morte a seconda di come sono stati educati prima della morte. Se i genitori non avevano paura della morte, se non hanno protetto il bambino ma hanno vissuto insieme ad esempio la scomparsa di un animale domestico o della nonna e se è stato concesso loro di partecipare alla cura del moribonodo e di andare al funerale allora non ci saranno problemi. I genitori che vanno a morire a casa consentono ai figli di essere responsabili, di scegliere la musica preferita dalla mamma, un altro di portarle il tè, un altro qualcosaltro. In questo modo partecipano alla cura del genitore moribondo e quando arriveranno gli ultimi giorni, i figli potranno ancora toccarlo, amarlo, abbracciarlo........ma se il genitore moribondo è in una clinica dove ai bambini è vietato l'accesso e se per giunta gli viene proibito di andare al funerale, allora si che avranno un sacco di paure e questioni irrisolte.”

 

 

 

 


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Elisabeth Kubler-Ross, "la signora della morte". Facciamo la sua conoscenza

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la vita oltre la morte
lunedì 31 ottobre 2011

Elisabeth Kubler RossElisabeth Kubler-Ross è stata una psichiatra che si è interessata per gran parte dei suoi anni al tema della morte, ha lavorato con persone malate terminali, tra cui molti bambini ed ha avuto la possibilità di vedere con i suoi occhi cosa succede quando le persone si apprestano a morire.

Si è posta in umile ascolto ed ha sperimentato situazioni straordinarie, nel senso di fuori dall'ordinario, poichè generalmente non abbiamo gli occhi e le orecchie capaci di cogliere certi aspetti dell'esistenza. Come accadde per gli Indios che non vedevano le navi che stavano arrivando perchè non ne avevano mai viste e dentro di loro non avevano il concetto di nave, dunque non furono in grado di riconoscerle quando si avvicinarono alle loro coste.


Insomma parlando e ascoltando moltissime persone in fin di vita ha potuto veramente comprendere cosa succede, ha potuto conoscere il fenomeno della morte ed affermare che non è per niente come ci è stato insegnato. Il moribondo sente quando sta per morire e non soffre tanto per questo, ciò che più lo preoccupa è riuscire a risolvere la sua questione irrisolta, ma per fare questo è necessario trovare persone che siano in grado di ascoltarlo, parlare della morte e non si spaventino dell'argomento tagliando corto.
Kubler-Ross è stata in questo senso una grande mediatrice, permettendo ai moribondi, grandi o piccoli che fossero, di risolvere la loro questione con i familiari, di dare parole a ciò che non riuscivano a dire o che non era ancora loro chiaro; mentre ai familiari, piccoli o grandi che fossero, ha consentito di capire cosa succedeva dentro di loro e di affrontare serenamente, senza sensi di colpa o rimpianti dopo, la morte del loro caro/a .

Legggendo i suoi libri è possibile avvicinarsi ad una visione della morte nuova, non come la fine di tutto. Kubler-Ross facendo appello alle sue competenze mediche e scintifiche, ha potuto dimostrare che la morte è veramente un passaggio, che sono in tanti, in verità, ad essere tornati e aver raccontato quello che hanno visto, sperimentato grazie alle esperienze di pre-morte. Queste infatti sono un fenomeno che ci ricordano che la morte non è quel momento così tremendo come crediamo e che il corpo è solo un buzzolo da cui, al momento del trapasso, la farfalla si può liberare.

Kubler-Ross riesce a farci un quadro completo dell'esistenza e ci illustra come funzioniamo. Ce lo  insegna nel suo modo molto colloquiale e di chi non si mette in cattedra, nelle numerose conferenze che ha fatto per il mondo. Ci indica come educare i figli affinchè siano persone veramente in contatto con sé stesse, senza paura nè della vita nè della morte; come sia importante superare la nostra negatività per poter vivere la vita appieno; come affrontare le difficoltà senza vederle solo come tali ma anche come doni; come sviluppare la nostra parte spirituale-intuitiva che ci fa scegliere realmente non in base alla paura ma a ciò di cui abbiamo veramente bisogno.
Quello che Kubler-Ross cerca di fare è di smontare tutta una serie di credenze fissate sulla morte e sul dopo la morte che ci annebbiano la vista, che ci fanno rimanere ad un livello superficiale e non ci consentono veramente di comprendere cosa sia anche la vita ed il vivere.

Il suo messaggio è molto simile a quello espresso da un altro grande uomo che ho incontrato nella mia vita, Silo, scrittore e pensatore argentino, che all'incirca negli stessi anni ma in luogo diverso e con modalità diversa, porta nel mondo il suo messaggio sulla morte e sul dopo, usando "concetti" simili (le guide, il doppio, l'esperienza di uscita dal corpo in precisi momenti della vita, la ricerca della propria missione personale, ecc.).
Ciò che ho sperimentato e pensato in alcuni momenti della mia vita trovano conferma nelle parole di persone che si sono confrontate direttamente con la morte e ciò mi consente di costruirmi una visione sempre più chiara e “certa” di ciò che ci aspetta dopo la morte, sfrondata da tutte quelle credenze che non mi avevano mai convinto.

Pubblicherò via via parti del suo pensiero ma vi consiglio di leggere i suoi libri che sono molto molto illuminanti e ci mettono in contatto con ciò che è veramente l' UMANITA'.
Qua il suo sito in inglese: http://www.ekrfoundation.org/

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