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Denise Pagano

Il blog interamente dedicato ai temi della morte e del lutto, condotto dalla nostra dottoressa Denise Pagano che regolarmente ci informerà con i suoi articoli. Chi vuole può lasciare dei commenti o scrivere direttamente a lei.

Ci teniamo a specificare che non è un servizio di psicoterapia, si tratta di uno spazio per riflettere su momenti particolarmenti duri e dubbi esistenziali a volte angoscianti , con l'obiettivo di stimolare ogni persona a porsi quesiti fondamentali.

Per vedere i temi affrontati e tutti gli articoli scritti vai su "Archivio Articoli" della sezione



“Ho appena abortito” ..... “che vuoi che sia ne farai un altro!”

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rielaborazione del lutto
mercoledì 21 gennaio 2015
“Ho appena abortito”
"E' un dolore sordo e accecante, le giornate scivolano nelle cose da fare ma sono come appiattite, non hanno spessore, lucidità, si sono tinte di inutilità......."

"Mi disse che c'era voluto del tempo per togliere quel “residuo” ...così aveva chiamato mio figlio che avevo amato fin da subito....."

"E vidi scivolare via mio figlio così, senza poter far niente, nel bagno, in un mare di sangue ..."


Per una mamma nei primi 3 mesi di gravidanza , il più grande timore, mai espresso, è lo spettro dell'aborto: che la morte abbia il sopravvento sulla vita che si sta formando.

In effetti l'aborto spontaneo è un evento molto frequente nel primo trimestre di gravidanza, interessa il 15- 20% delle gravidanze e avviene soprattutto tra l'ottava e dodicesima settimana di gestazione ( dati tratti da libro di Claudia Ravaldi). 

Si parla di aborto spontaneo quando avvengano forti perdite di sangue o un'emorragia e la donna non comprende cosa sta succedendo. Questo tipo di aborto spesso non dà preavviso e la madre, “appena nata”, viene colta di sorpresa, senza aver percepito il minimo segnale. 

Si parla di aborto interno quando durante la visita di routine, il ginecologo si accorge che il cuore ha smesso di battere e dà la diagnosi di morte.
Questa notizia, data a volte con un po' di leggerezza, è l'inizio di una discesa negli Inferi per i genitori, un percorso molto doloroso. 
Spesso la madre si trova da sola alla visita e come ci insegna Claudia Ravaldi nel suo libro, sarebbe opportuno che non fosse lasciata sola a tornare a casa con una tale notizia nel cuore.

Nonostante sia un pensiero presente nella mente delle donne in gravidanza, questo non vuol dire che si è mai preparate veramente alla diagnosi che il bambino è morto. Così come, una madre non è MAI pronta a vedere il proprio figlio che se ne va via in una grossa perdita di sangue.

E sono tante le emozioni che si avvicendano dopo la notizia: 
  • incredulità (è successo davvero? Perchè a me?);
  • shock e confusione, soprattutto se totalmente inaspettata;
  • senso di ingiustizia;
  • disperazione e senso di vuoto;
  • solitudine ed inutilità;
  • paura per la propria incolumità fisica, per il futuro e la possibilità di avere altre gravidanze;
  • senso di colpa per l'accaduto.

3 mesi di gravidanza rappresentano importanti cambiamenti fisiologici ma anche aspettative, progetti, emozioni che sono stati messi in moto dalla coppia nei confronti di un esserino che ancora non si vede e non si sente, ma già un mondo ruota intorno a lui/lei, già molte persone sono in sua attesa.

Questo “dettaglio” viene sottovalutato dai familiari e a volte dagli stessi interessati, la coppia genitoriale, che cerca di bypassare l'evento della morte del bambino in tempi brevi, evitando di soffermarsi troppo sui sentimenti negativi che emergono. E c'è da dire che a questa tendenza della coppia, si aggiunge, purtroppo, una scarsa preparazione ed empatia da parte degli operatori stessi che spesso non sono in grado di affrontare ed orientare adeguatamente i genitori. 

Purtroppo accade che gli operatori, i primi a trovarsi faccia a faccia con i genitori che hanno appena saputo la notizia, cerchino di normalizzare l'accaduto e sminuiscano dicendo che :
 
“non serve farsi troppi problemi” 

“non serve piangere tanto ci saranno altre occasioni”

“meglio sia successo ora che dopo”.

Questo atteggiamento, che con le migliori intenzioni viene tenuto per non arrecare altro dolore, invece ne porta di più, perchè toglie importanza al vissuto dei genitori e soprattutto non dà loro la possibilità di manifestare quel dolore che sta scoppiando dentro, spingendoli a negarlo. 

Alla coppia arriva il messaggio che bisogna fare in fretta a dimenticare, che non vale la pena disperarsi perchè era solo un feto, che non è successo niente di così grave e l'accaduto va ridimensionato.

Il legame tra la madre e il figlio nascituro, un feto per gli altri, è già attivo, non aspetta che siano trascorsi i 3 mesi per costituirsi, nonostante la madre razionalmente faccia tentativi per non affezionarsi. Quello col nascituro è un legame che si instaura e cresce da subito, anzi spesso nasce ancora prima che si sia stabilita una gravidanza, è già presente nella mente dei genitori che pensano quel figlio, che lo fantasticano pur non avendolo ancora concepito. 


Un'infinità di pensieri e sentimenti si avvicendano nella coppia ma spesso non c'è intorno capacità di gestire questi momenti ed il circondario tende a banalizzare con frasi poco di aiuto, che a volte fanno anche male. 
Piuttosto che accogliere con empatia, si tende a scappare via da quello stato imbarazzante e difficile da tollerare per amici, familiari, operatori. 

La tendenza è di:
  • non dare importanza al lutto: “non è mica morto nessuno!
  • ignorare che si sta parlando di una persona, “non era mica ancora un bambino!
  • non curare gli aspetti emotivi, visti come di ostacolo ad una sana ripresa, privilegiando una razionalità a tutti i costi.


L 'aborto è un lutto a tutti gli effetti, non ci sono lutti più degni e altri meno, ci sono legami e situazioni che determinano quanto sarà dolorosa quella specifica morte. 
E la morte di “quel semplice” FETO mette in crisi la coppia e la coppia ha il diritto di trovare intorno a sé:
  • la possibilità di elaborare questo evento, 
  • di non veder banalizzato questo figlio che per loro aveva già una sua dignità ed un suo posto,
  • di piangere e disperarsi, 
  • di trovare il supporto adeguato per dar voce alle angosce di morte,
  • di non essere costretti a rinnegare e a nascondere la loro sofferenza,
  • di poter esprimere la propria invidia per le gravidanze che proseguono e per i bimbi che nascono.


Il non rispetto di questo momento può portare a serie conseguenze: 
  •  quando non si consente al dolore di emergere, gli spettri prendono forma;
  • quando la negatività non trova sfogo prima o poi torna a farsi sentire nelle forme più svariate;
  • alle gravidanze successive le paure che non sono state sciolte si acutizzano e tornano amplificate;
  • lo spettro del bambino mai nato, ma purtroppo nemmeno mai nominato, incomberà sul nascituro successivo.

Quando incontriamo una coppia che ha subito un aborto spontaneo dovremmo riuscire a spostare l'ottica da:
Ma di che figlio parlano? Non era mica ancora nato!
a quella di una reale compassione per un coppia in lutto: “ A quella coppia è morto un figlio alla dodicesima settimana” 
È importante che gli operatori del settore siano sensibilizzati e formati a saper gestire queste situazioni, a loro non è concesso seguire il senso comune su questi argomenti.

Chiaramente il mio discorso è riferito a quelle coppie, o a quel singolo genitore, che sperimentano un forte dolore, ci sono situazioni di aborti precoci che non sono vissuti male e non è mia intenzione incasellare ogni esperienza di aborto in una sofferenza che non è avvertita.

I PADRI

È ingenuo pensare che per loro sia più facile e che siano meno coinvolti. 
Quando un figlio è stato desiderato, fantasticato, voluto, la batosta arriva anche per il padre che all'improvviso deve bloccare il suo investimento emotivo crescente e ritirare tutto al punto zero in cui il bambino non c'era.
Ma il bambino c'è stato per cui non aiuta far finta di nulla e che vada tutto bene.

La presenza del padre invece è molto importante e “strategica”,  se chi sta intorno riesce a dargli conforto e sostegno, approfondendo il suo stato d'animo, cercando di farlo parlare dell'accaduto, farà un grande servizio. 


Purtroppo il padre deve fare la parte di quello forte, ma se qualcuno gli da il tempo di sperimentare anche la parte fragile, triste e schoccata, sarà poi più capace di dare sostegno alla compagna e sostenere così anche la coppia, oltre ad aver conosciuto una parte importante di sé.

Accade anche che un padre nei primi 3 mesi di gravidanza non abbia ancora strutturato un legame così forte col nascituro e si trovi in difficoltà nel comprendere quella sofferenza della compagna, si senta poco in sintonia con lei e possa sperimentarsi molto a disagio. 

È molto importante in questo caso che TU PADRE ti renda disponibile al dialogo, non banalizzi né faccia tentativi di conforto che rischiano di sminuire quel dolore. Riuscire a rimanere in ascolto del dolore della compagna è il sostegno più bello che tu possa dare senza cercare di scappare, sminuire, alleggerire.

RIASSUMENDO COSA SI FA IN QUESTE SITUAZIONI?


EVITARE DI FAR FINTA DI NIENTE , è importante parlarne con chi ha orecchie per intendere, con chi sentite che può ascoltarvi senza dare troppi consigli o tentativi di conforto, non avete bisogno di altro se non di chi possa essere lì con voi a condividere il vostro dolore.

TROVARE SPAZI DI CONDIVISIONE con altri genitori che hanno avuto la stessa esperienza, è molto importante confrontarsi con chi ci è passato.

PARLARNE NELLA COPPIA, il padre mancato non deve trovare soluzioni per alleggerire il dolore, deve “semplicemente” esserci, stare nella situazione con tutte le emozioni che anche lui sperimenta.

DARE UN NOME AL BAMBINO NON NATO, creandogli quel posto che si stava preparando per lui o lei. In ogni caso questo bambino c'è stato e fa bene a tutti trovargli una collocazione nella mente, nel cuore e perchè no anche nella casa.


Bibliografia

La morte in-attesa. Claudia Ravaldi, 2013 

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L'elaborazione del lutto nelle situazioni di sterilità

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rielaborazione del lutto
domenica 19 gennaio 2014
Quando arriva una diagnosi di sterilità si attiva un processo di lutto all'interno della coppia che si sente sprofondare in una dimensione di svalorizzazione, incapaci di procreare come natura vuole, di impossibilità a divenire genitori, una sensazione scura di essere contro-natura.

I sentimenti che si possono vivere nei primi periodi sono di:
  • rifiuto e negazione della realtà
  • rabbia per dover subire quest' ingiustizia e incomprensione del motivo per cui ci sia toccata questa condizione
  • dolore, quando si prende atto dell'irreversibilità della situazione, ci si confronta con un dolore che però è solitario, una sorta di lutto nascosto che non è possibile spiegare, raccontare, condividere, perchè la maggior parte non lo sperimenta e perchè un forte senso di colpa fa sentire persone disprezzabili data l' “incapacità” di procreare.

sterilita
In seguito il fatto di elaborare o meno questo lutto può portare a prendere svariate strade: 
1) il legame si logora a causa di sentimenti di disperazione e di rabbia che non consentono di ritrovare più un'armonia, una solidarietà;
2) il partner fertile vuole proseguire il suo progetto procreativo e non accetta di restare in una “coppia difettosa”;
3) si mettono in atto comportamenti reattivi per cui ci si butta in altre relazioni, ci si dedica anima e corpo ad altre attività senza che ci sia di base una reale analisi di quello che sta succedendo dentro se stessi e dentro la coppia;
4) c'è un totale avvicinamento della coppia che si chiude a riccio su se stessa e vive solo di se stessa come in una sorta di simbiosi da cui rimane escluso tutto l'esterno.
5) la coppia trasforma la sua infertilità fisica scoprendo e sviluppando nuovi progetti di vita e trasporta la sua fecondità su altro riuscendo a ritrovare un benessere ed una serenità;
6) viene ricercata una soluzione impegnativa ricorrendo alla Procreazione Medicalmente Assistita, che sottopone la coppia, in particolare il corpo della donna, ad un percorso difficoltoso fatto di numerosi trattamenti, spesso invasivi, numerose prove di forza, gli stessi rapporti sessuali devono avvenire in momenti precisi, ci sono molte forzature necessarie al raggiungimento della fecondazione.

La procreazione medicalmente assistita (PMA) è un percorso di grande investimento fisico e psicologico da parte della coppia che intende attuarlo, un modo per raggiungere ugualmente ciò che spontaneamente non avviene. Per questo simboleggia uno slancio fortissimo verso la vita, una profonda determinazione a procreare nonostante tutto, la non rassegnazione di fronte ad una diagnosi di sterilità .

Ma proprio perchè è un percorso così complesso richiede una forte consapevolezza da parte della coppia, per trasformarsi in un percorso di rinascita e non in una forma reattiva ad un destino crudele. È dunque opportuno che l'elaborazione del lutto sia affrontata, così da raggiungere una profonda comprensione della propria condizione e di quello che la coppia vuole davvero. 

 
Un altro lutto a cui la coppia che intraprende la PMA può andare incontro è non ottenere nessun risultato dopo uno o più cicli, quindi dover ammettere che non ci sarà mai quel bambino immaginato e tanto desiderato oltre all'impossibilità di diventare genitori in maniera biologica.
 
Ecco che non è da sottovalutare un percorso psicologico di conoscenza di se stessi, della propria coppia, delle risorse e debolezze di cui si dispone e del progetto di vita a cui si aspira.

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Un buon funerale

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Attualità
giovedì 09 febbraio 2012

 

luna piena a Bagno a RipoliParlare di un buon funerale vuol dire affrontare la questione che un funerale ben fatto possa andare ad influenzare l'elaborazione del lutto rendendola meno dolorosa o meno senza senso.
Per ben fatto intendo organizzato secondo le preferenze dei familiari, o secondo le volontà della persona morta o quello che si pensa volesse.

In Italia questa realtà non è da sottovalutare, siamo educati ad un'unica forma di rito funebre cioè quella cattolica e spesso si crede che sia l'unica forma possibile o non si sa come farne di diverse. Siamo abituati ad un servizio di onoranze funebri che ci allestiscono tutto l'ambiente e ci preparano ogni minimo dettaglio ma tutto secondo i canoni cattolici. Un funerale invece può essere qualcosa che si può contribuire a creare.

Negli ultimi anni, anche in molte parti d'Italia, con la diffusione della cremazione stanno nascendo nuove esigenze. Si perchè dove possiamo seppellire un nostro caro dopo che è stato cremato? Beh con la legge sulla dispersione delle ceneri è possibile seppellirlo anche in un “cimitero naturale”, ossia dove più ci aggrada nella natura. Ci sono certo delle regole da rispettare ma gli ambienti naturali da scegliere sono molti.

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La memoria unisce i vivi ai morti

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riflessioni
sabato 14 gennaio 2012

“ Nella dimensione dei morti, questi vivono grazie all'energia della memoria .

Quelli di cui ci stiamo  dimenticando passeggiano con sagome sfumate, quasi trasparenti; compaiono in aree sempre più lontane.

Coloro che ricordiamo emergono nitidamente vicino a noi, parlano, in loro c'è un'allegria colma di gratitudine. Ma nell'oscurità giacciono le sagome di antenati vissuti secoli fa. E il fatto che non li conosciamo non significa che non esistano. Basta camminare verso di loro e questi si delineano con maggiore chiarezza e ci parlano in lingue che forse non conosciamo ma sempre con grande affetto .

Anche chi non conosce questo genere di esperienze, si sarà reso conto che per i nostri familiari e amici è importante sapere che non ci dimentichiamo di loro, magari facendo gli auguri per il compleanno, mandando cartoline se siamo in vacanza, telefonando e così via. Sappiamo che nella misura in cui ci ricordano, noi viviamo. Se ci dimentichiamo, ci sentiamo morire.


Se l'incoscio è collettivo e il tempo eterno, si può dire he ogni creatura nata e morta sia rimasta incisa nella memoria cosmica che ogni individuo reca dentro di sé. Oserei dire che ogni morto attende nella dimensione onirica che una coscienza infinita si ricordi finalmente di lui.


Alla fine dei tempi, quando il nostro spirito avrà raggiunto il massimo sviluppo abbracciando la totalità del Tempo, nessun essere, per quanto insignificante, verrà mai dimenticato”

tratto da “La danza della vita” di Alejandro Jodorowsky

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Bambini vicini alla morte. L'esperienza della Kubler- Ross

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Elisabeth Kubler -Ross
domenica 06 novembre 2011

 

il bambino e la luceElisabeth Kubler - Ross ha lavorato accanto ai bambini per molto tempo ed ha cercato in ogni momento di imparare qualcosa da ognuno di loro, senza togliere validità ai loro discorsi solo perchè bambini. Ha sempre preferito guardare ogni persona considerandola capace di sapere di cosa avesse bisogno e si è posta come “traduttrice” di esigenze piuttosto che imporre quelle che lei riteneva migliore. Non si è mai eretta a dottore che ne sa più dei suoi pazienti, ma ha sempre preferito ascoltare per poi dare aiuto per quello che veniva richiesto.
Ascoltando i bambini ha potuto scoprire la grande saggezza che si nasconde in loro, ha potuto constatare che di fronte alla morte anche i bambini attingono ad una saggezza universale, ad un coscienza ampliata che è indipendente dall'età.

Pezzi tratti dal suo libro "La morte è di vitale importanza", libro commovente e pieno di importanti insegnamenti:
 

“E' facilissimo lavorare con i pazienti e moribondi e lo è ancora di più con i bambini perchè sono meno complicati, sono molto diretti e sinceri e la loro caratteristica più bella è che se cerchi di prenderli in giro, loro reagiscono immediatamente.”

“ogni bambino e ogni adulto moribondo sa– non sempre consciamente spesso inconsciamente- che sta per morire.”

“I bambini usano quasi esclusivamente il linguaggio simbolico e …....scelgono le persone con cui possono parlare. Bambini di 3 o 4 anni che ti guardano, ti scrutano e capiscono se sarai capace di comprenderli o se dirai immediatamente: oh, i bambini non sanno niente di queste cose. Sta solo parlando a vanvera.”

“Se fossimo più sinceri (come adulti) – più simili ai bambini- quando non capiamo cosa cercano di comunicarci dovremmo dire: non capisco rispiegamelo. E loro te lo spiegheranno e te lo riformuleranno in due, tre, quattro, dieci variazioni diverse finchè non capirai. “

“i piccoli malati terminali sono anime vecchie e sagge. Tutti i bambini lo sono ,se hanno sofferto, se il loro quadrante fisico si è deteriorato prima dell'adolescenza. Dio ha creato l'uomo in maniera talmente miracolosa che il quadrante spirituale che di solito non emerge prima dell'adolescenza, comincia a spuntare prematuramente per compensare la perdita di abilità fisiche. Ecco perchè i bambini moribondi sono molto più saggi dei bambini sani e allevati in una serra . È per questo che diciamo a genitori: non proteggete i vostri figli. Condividete con loro il dolore e l'angoscia, altrimenti diventeranno dei menomati. Tanto prima o poi le piante dovranno comunque uscire dalla serra ed allora non riusciranno a resistere al freddo e al vento.”

“quello che sto cercando di dirvi è che se noi adulti fossimo più sinceri invece di rendere la morte una cosa da incubo cercheremo di trasmettere ai bambini dove siamo e che cosa sentiamo, non ci imbarazzerebbe piangere o esprimere la rabbia, non cercheremo di proteggere i nostri figli dalle tempeste della vita ma piuttosto vorremo viverle insieme con loro: così i bambini della prossima generazione non considererebbero la morte un problema così orribile.”

“i bambini reagiranno alla morte a seconda di come sono stati educati prima della morte. Se i genitori non avevano paura della morte, se non hanno protetto il bambino ma hanno vissuto insieme ad esempio la scomparsa di un animale domestico o della nonna e se è stato concesso loro di partecipare alla cura del moribonodo e di andare al funerale allora non ci saranno problemi. I genitori che vanno a morire a casa consentono ai figli di essere responsabili, di scegliere la musica preferita dalla mamma, un altro di portarle il tè, un altro qualcosaltro. In questo modo partecipano alla cura del genitore moribondo e quando arriveranno gli ultimi giorni, i figli potranno ancora toccarlo, amarlo, abbracciarlo........ma se il genitore moribondo è in una clinica dove ai bambini è vietato l'accesso e se per giunta gli viene proibito di andare al funerale, allora si che avranno un sacco di paure e questioni irrisolte.”

 

 

 

 


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