Il blog interamente dedicato ai temi della morte e del lutto, condotto dalla nostra dottoressa Denise Pagano che regolarmente ci informerà con i suoi articoli. Chi vuole può lasciare dei commenti o scrivere direttamente a lei.
Ci teniamo a specificare che non è un servizio di psicoterapia, si tratta di uno spazio per riflettere su momenti particolarmenti duri e dubbi esistenziali a volte angoscianti , con l'obiettivo di stimolare ogni persona a porsi quesiti fondamentali.
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“ Nella dimensione dei morti, questi vivono grazie all'energia della memoria . Quelli di cui ci stiamo dimenticando passeggiano con sagome sfumate, quasi trasparenti; compaiono in aree sempre più lontane.
Coloro che ricordiamo emergono nitidamente vicino a noi, parlano, in loro c'è un'allegria colma di gratitudine. Ma nell'oscurità giacciono le sagome di antenati vissuti secoli fa. E il fatto che non li conosciamo non significa che non esistano. Basta camminare verso di loro e questi si delineano con maggiore chiarezza e ci parlano in lingue che forse non conosciamo ma sempre con grande affetto .
Anche chi non conosce questo genere di esperienze, si sarà reso conto che per i nostri familiari e amici è importante sapere che non ci dimentichiamo di loro, magari facendo gli auguri per il compleanno, mandando cartoline se siamo in vacanza, telefonando e così via. Sappiamo che nella misura in cui ci ricordano, noi viviamo. Se ci dimentichiamo, ci sentiamo morire.
Se l'incoscio è collettivo e il tempo eterno, si può dire he ogni creatura nata e morta sia rimasta incisa nella memoria cosmica che ogni individuo reca dentro di sé. Oserei dire che ogni morto attende nella dimensione onirica che una coscienza infinita si ricordi finalmente di lui.
Alla fine dei tempi, quando il nostro spirito avrà raggiunto il massmo sviluppo abbracciando la totalità del Tempo, nessun essere, per quanto insignificante, verrà mai dimenticato”
tratto da “La danza della vita” di Alejandro Jodorowsky
Elisabeth Kubler - Ross ha lavorato accanto ai bambini per molto tempo ed ha cercato in ogni momento di imparare qualcosa da ognuno di loro, senza togliere validità ai loro discorsi solo perchè bambini. Ha sempre preferito guardare ogni persona considerandola capace di sapere di cosa avesse bisogno e si è posta come “traduttrice” di esigenze piuttosto che imporre quelle che lei riteneva migliore. Non si è mai eretta a dottore che ne sa più dei suoi pazienti, ma ha sempre preferito ascoltare per poi dare aiuto per quello che veniva richiesto. Ascoltando i bambini ha potuto scoprire la grande saggezza che si nasconde in loro, ha potuto constatare che di fronte alla morte anche i bambini attingono ad una saggezza universale, ad un coscienza ampliata che è indipendente dall'età.
Pezzi tratti dal suo libro "La morte è di vitale importanza", libro commovente e pieno di importanti insegnamenti:
“E' facilissimo lavorare con i pazienti e moribondi e lo è ancora di più con i bambini perchè sono meno complicati, sono molto diretti e sinceri e la loro caratteristica più bella è che se cerchi di prenderli in giro, loro reagiscono immediatamente.”
“ogni bambino e ogni adulto moribondo sa– non sempre consciamente spesso inconsciamente- che sta per morire.”
“I bambini usano quasi esclusivamente il linguaggio simbolico e …....scelgono le persone con cui possono parlare. Bambini di 3 o 4 anni che ti guardano, ti scrutano e capiscono se sarai capace di comprenderli o se dirai immediatamente: oh, i bambini non sanno niente di queste cose. Sta solo parlando a vanvera.”
“Se fossimo più sinceri (come adulti) – più simili ai bambini- quando non capiamo cosa cercano di comunicarci dovremmo dire: non capisco rispiegamelo. E loro te lo spiegheranno e te lo riformuleranno in due, tre, quattro, dieci variazioni diverse finchè non capirai. “
“i piccoli malati terminali sono anime vecchie e sagge. Tutti i bambini lo sono ,se hanno sofferto, se il loro quadrante fisico si è deteriorato prima dell'adolescenza. Dio ha creato l'uomo in maniera talmente miracolosa che il quadrante spirituale che di solito non emerge prima dell'adolescenza, comincia a spuntare prematuramente per compensare la perdita di abilità fisiche. Ecco perchè i bambini moribondi sono molto più saggi dei bambini sani e allevati in una serra . È per questo che diciamo a genitori: non proteggete i vostri figli. Condividete con loro il dolore e l'angoscia, altrimenti diventeranno dei menomati. Tanto prima o poi le piante dovranno comunque uscire dalla serra ed allora non riusciranno a resistere al freddo e al vento.”
“quello che sto cercando di dirvi è che se noi adulti fossimo più sinceri invece di rendere la morte una cosa da incubo cercheremo di trasmettere ai bambini dove siamo e che cosa sentiamo, non ci imbarazzerebbe piangere o esprimere la rabbia, non cercheremo di proteggere i nostri figli dalle tempeste della vita ma piuttosto vorremo viverle insieme con loro: così i bambini della prossima generazione non considererebbero la morte un problema così orribile.”
“i bambini reagiranno alla morte a seconda di come sono stati educati prima della morte. Se i genitori non avevano paura della morte, se non hanno protetto il bambino ma hanno vissuto insieme ad esempio la scomparsa di un animale domestico o della nonna e se è stato concesso loro di partecipare alla cura del moribonodo e di andare al funerale allora non ci saranno problemi. I genitori che vanno a morire a casa consentono ai figli di essere responsabili, di scegliere la musica preferita dalla mamma, un altro di portarle il tè, un altro qualcosaltro. In questo modo partecipano alla cura del genitore moribondo e quando arriveranno gli ultimi giorni, i figli potranno ancora toccarlo, amarlo, abbracciarlo........ma se il genitore moribondo è in una clinica dove ai bambini è vietato l'accesso e se per giunta gli viene proibito di andare al funerale, allora si che avranno un sacco di paure e questioni irrisolte.”
Elisabeth Kubler-Ross è stata una psichiatra che si è interessata per gran parte dei suoi anni al tema della morte, ha lavorato con persone malate terminali, tra cui molti bambini ed ha avuto la possibilità di vedere con i suoi occhi cosa succede quando le persone si apprestano a morire.
Si è posta in umile ascolto ed ha sperimentato situazioni straordinarie, nel senso di fuori dall'ordinario, poichè generalmente non abbiamo gli occhi e le orecchie capaci di cogliere certi aspetti dell'esistenza. Come accadde per gli Indios che non vedevano le navi che stavano arrivando perchè non ne avevano mai viste e dentro di loro non avevano il concetto di nave, dunque non furono in grado di riconoscerle quando si avvicinarono alle loro coste.
Insomma parlando e ascoltando moltissime persone in fin di vita ha potuto veramente comprendere cosa succede, ha potuto conoscere il fenomeno della morte ed affermare che non è per niente come ci è stato insegnato. Il moribondo sente quando sta per morire e non soffre tanto per questo, ciò che più lo preoccupa è riuscire a risolvere la sua questione irrisolta, ma per fare questo è necessario trovare persone che siano in grado di ascoltarlo, parlare della morte e non si spaventino dell'argomento tagliando corto. Kubler-Ross è stata in questo senso una grande mediatrice, permettendo ai moribondi, grandi o piccoli che fossero, di risolvere la loro questione con i familiari, di dare parole a ciò che non riuscivano a dire o che non era ancora loro chiaro; mentre ai familiari, piccoli o grandi che fossero, ha consentito di capire cosa succedeva dentro di loro e di affrontare serenamente, senza sensi di colpa o rimpianti dopo, la morte del loro caro/a .
Legggendo i suoi libri è possibile avvicinarsi ad una visione della morte nuova, non come la fine di tutto. Kubler-Ross facendo appello alle sue competenze mediche e scintifiche, ha potuto dimostrare che la morte è veramente un passaggio, che sono in tanti, in verità, ad essere tornati e aver raccontato quello che hanno visto, sperimentato grazie alle esperienze di pre-morte. Queste infatti sono un fenomeno che ci ricordano che la morte non è quel momento così tremendo come crediamo e che il corpo è solo un buzzolo da cui, al momento del trapasso, la farfalla si può liberare.
Kubler-Ross riesce a farci un quadro completo dell'esistenza e ci illustra come funzioniamo. Ce lo insegna nel suo modo molto colloquiale e di chi non si mette in cattedra, nelle numerose conferenze che ha fatto per il mondo. Ci indica come educare i figli affinchè siano persone veramente in contatto con sé stesse, senza paura nè della vita nè della morte; come sia importante superare la nostra negatività per poter vivere la vita appieno; come affrontare le difficoltà senza vederle solo come tali ma anche come doni; come sviluppare la nostra parte spirituale-intuitiva che ci fa scegliere realmente non in base alla paura ma a ciò di cui abbiamo veramente bisogno. Quello che Kubler-Ross cerca di fare è di smontare tutta una serie di credenze fissate sulla morte e sul dopo la morte che ci annebbiano la vista, che ci fanno rimanere ad un livello superficiale e non ci consentono veramente di comprendere cosa sia anche la vita ed il vivere.
Il suo messaggio è molto simile a quello espresso da un altro grande uomo che ho incontrato nella mia vita, Silo, scrittore e pensatore argentino, che all'incirca negli stessi anni ma in luogo diverso e con modalità diversa, porta nel mondo il suo messaggio sulla morte e sul dopo, usando "concetti" simili (le guide, il doppio, l'esperienza di uscita dal corpo in precisi momenti della vita, la ricerca della propria missione personale, ecc.). Ciò che ho sperimentato e pensato in alcuni momenti della mia vita trovano conferma nelle parole di persone che si sono confrontate direttamente con la morte e ciò mi consente di costruirmi una visione sempre più chiara e “certa” di ciò che ci aspetta dopo la morte, sfrondata da tutte quelle credenze che non mi avevano mai convinto.
Pubblicherò via via parti del suo pensiero ma vi consiglio di leggere i suoi libri che sono molto molto illuminanti e ci mettono in contatto con ciò che è veramente l' UMANITA'. Qua il suo sito in inglese: http://www.ekrfoundation.org/
Dopo un lungo tempo di silenzio condivido con voi questo bellissimo e commovente spettacolo del teatro civile di Giuliana Musso, video che ho avuto modo di conoscere tramite sito dell'associazione "Maria Bianchi" http://www.mariabianchi.it/.
Da sempre la figura del clown mi lascia una sensazione indefinita dove sento che dietro il sorriso c'è una profonda malinconia dovuta alla consapevolezza che nella vita gioia e dolore sono collegati, dovuta al fatto che il clown partecipa della complessità dell'esistenza e non se ne sottrae cercando il riso facile e superficiale che vuol nascondersi dalla realtà, ma affronta la vita con l'animo di un bambino e la conoscenza di un vecchio saggio.
I temi affrontati sono vari ed importanti: il tabù a parlare della morte tra i familiari e il morente, i familiari tra loro, tra i familiari ed il mondo esterno, tabù che fa male a tutti, sia a chi rimane sia chi parte. Si parla poi dell'accompagnamento dei morenti ad opera di volontari quando le famiglie per vari motivi non ce la fanno a seguire il/la proprio/a caro/a, è un servizo di grande umanità, offerto da alcune associazioni, in particolare per la relazione che si instaura tra il volontario ed il morente. Viene infine accennato il fenomeno dello sdoppiamento del corpo che si verifica quando la persona si trova in una situazione di forte stress, stanchezzza o vicino alla morte, esperienza ormai riportata da moltissime testimonianze e di cui ampiamente parla la psichiatra Kubler Ross.
Spesso il ricordo della persona cara defunta torna alla mente in modo insistente e non ti consente di porre attenzione al tuo quotidiano e ti vivi come un' intrusione. Puoi provare questo esercizio che a molti è stato di giovamento.
Immagina la persona morta in viaggio verso un'altra destinazione, girato di spalle e pronuncia queste parole:
“Nome va in pace”, oppure “Nome vai verso la luce” e ripeti la frase tre o quattro volte.
Avendo dato così spazio ad una necessità dell'immagine di esprimersi, puoi liberare la mente dalla tensione e riconcentrarti sul momento presente.