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Consulenze Psicolgoiche Online lo Psicologo a distanza

La morte ai tempi di internet

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In questi tempi caratterizzati dai social network, si sta diffondendo un fenomeno particolare dalla grande importanza psicologica.
Ormai quasi tutti possiedono il cosidetto profilo di Facebook, uno dei social network più accreditati, in cui è possibile scambiarsi informazioni, commenti, saluti, pensieri emozioni e tanto altro attraverso una pagina dove mettiamo i nostri dati, i nostri amici e ci facciamo conoscere.
Succede che quando una persona con il profilo di Facebook muore, il suo profilo possa rimanere attivo e gli amici continuano a parlare con lui o con lei, continuano a condividere pensieri ed emozioni con questa persona e con tutti quegli amici che la persona scomparsa metteva in relazione. Queste sono le conseguenze non attese che la tecnologia porta con sé. facebook

Finora avevamo solo il cimitero come luogo fisico dove veniamo deposti dopo la nostra morte (a meno che non  si decida altro) e dove i cari possono venirci a trovare. Ma quanta tristezza quando andiamo là....soprattutto quando si tratta di una persona giovane. Il cimitero, ahimè, non ha niente di bello, di spirituale, di confortante e non invoglia ad andare a trovare un caro amico o amica, nonostante poi una visita non si possa evitare di farla.
Le possibilità che oggi offrono i social network sono notevoli, considerate dal punto di vista di una nuova forma di rielaborazione del lutto.


Facebook diventa un contenitore virtuale dove è possibile mantenere un contatto psichico con la persona morta, mantenere un legame che in questo modo si recide meno violentemente. È possibile infatti continuare a vedere la foto della persona scomparsa, il suo sorriso, i momenti sereni passati insieme, le sue riflessioni.
Inoltre la rete di persone che era collegata a lei o a lui può continuare ad  esserlo, si può creare così una vicinanza che fa sentire le persone meno sole con il loro dolore.

Certo c'è da stare attenti alla possibilità di creare dei “fantasmi “, alla difficoltà di processare veramente il lutto perchè si continua a vivere in una sorta di “allucinazione”.
La rielaborazione del lutto arriva a conclusione nel momento in cui si riesce a riprendere in mano la propria vita in seguito ai dovuti aggiustamenti di identità. Mi spiego meglio: l'identità subisce delle modifiche quando una persona che ci è stata molto cara scompare, perchè i ruoli, le dinamiche, le modalità di comportarsi che usavamo con lei, terminano, non sono più attuabili, quindi anche una parte di noi muore. Il rischio è di non accettare mai la morte anche di questa parte.

La mancanza per la persona non svanisce, non può essere attutita solo con Facebook, anche perchè se così fosse potrebbe davvero esserci una problematica di rielaborazione.
Ma interessante è che molte persone abbiano la possibilità di parlare insieme di quella persona, abbiano possibilità di curare dentro di sé quella loro parte destinata a scomparire.
Il mezzo virtuale permette inoltre di tenere nascosta sia la parte fisica che quella emotiva che a volte non aiutano a far emergere i propri pensieri e sentimenti , perchè ad esempio non vogliamo farci veder piangere, non sappiamo che dire, ci infastidisce tutto. Ciò chiaramente non vuol dire che queste due componenti devono rimanere nascoste, tutt'altro, esorto a ritrovarsi con le persone con cui ci sentiamo bene e a sfogarsi, a piangere, ad urlare, a parlare della morte, delle proprie paure e pensieri. Dico però che in alcuni momenti il corpo può fare da ostacolo ed altri mezzi possono facilitare la comunicazione.

Su Facebook ognuno può dire qualcosa e quella cosa scritta può far riflettere altri che magari non ci avevano pensato, una parola può avere una effetto confortante, un discorso può aprire riflessioni mai fatte, un'emozione può aiutare le proprie a farsi strada ed emergere quando fanno difficoltà ad uscire. Ci sono tanti punti di vista che si incontrano e che si aiutano ad elaborare, ossia a far procedere il pensiero, a far emergere sentimenti. Il silenzio non consente il processo di rielaborazione, tutto quello che esce fuori invece ha la possibilità di modificarsi, ha la possibilità di partire da quel punto per un'ulteriore evoluzione. Inoltre si tratta di persone collegate in una rete ma che non sempre si conoscono e questo facilita la comunicazione poichè non essendo rinchiusi in certe dinamiche, si è maggiormente liberi di esprimersi.

Viene dunque a crearsi spontanemente una specie di rete che si auto aiuta e si può creare un bel circolo virtuoso dove ci si sente meno impotenti. Nascono spesso iniziative a ricordo della persona, infatti rispetto ad una tomba ed una lapide, il mantenimento del profilo consente come un proseguimento delle normali attività, come una compresenza a non arrendersi all'assurdo della fine, che stimola la voglia e l'inventiva di essere vivi per mantenere viva la memoria della persona scomparsa.

Non mi illudo che non ci siano difficoltà di vario tipo anche in questo ambito, per questo vedo utile un dibattito su questa nuova forma ed invito chi la sta sperimentando a farci conoscere la sua esperienza.




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