La morte ai tempi di internet |
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In questi tempi caratterizzati dai social network, si sta diffondendo un fenomeno particolare dalla grande importanza psicologica.
La rielaborazione del lutto arriva a conclusione nel momento in cui si riesce a riprendere in mano la propria vita in seguito ai dovuti aggiustamenti di identità. Mi spiego meglio: l'identità subisce delle modifiche quando una persona che ci è stata molto cara scompare, perchè i ruoli, le dinamiche, le modalità di comportarsi che usavamo con lei, terminano, non sono più attuabili, quindi anche una parte di noi muore. Il rischio è di non accettare mai la morte anche di questa parte. La mancanza per la persona non svanisce, non può essere attutita solo con Facebook, anche perchè se così fosse potrebbe davvero esserci una problematica di rielaborazione. Ma interessante è che molte persone abbiano la possibilità di parlare insieme di quella persona, abbiano possibilità di curare dentro di sé quella loro parte destinata a scomparire. Il mezzo virtuale permette inoltre di tenere nascosta sia la parte fisica che quella emotiva che a volte non aiutano a far emergere i propri pensieri e sentimenti , perchè ad esempio non vogliamo farci veder piangere, non sappiamo che dire, ci infastidisce tutto. Ciò chiaramente non vuol dire che queste due componenti devono rimanere nascoste, tutt'altro, esorto a ritrovarsi con le persone con cui ci sentiamo bene e a sfogarsi, a piangere, ad urlare, a parlare della morte, delle proprie paure e pensieri. Dico però che in alcuni momenti il corpo può fare da ostacolo ed altri mezzi possono facilitare la comunicazione. Su Facebook ognuno può dire qualcosa e quella cosa scritta può far riflettere altri che magari non ci avevano pensato, una parola può avere una effetto confortante, un discorso può aprire riflessioni mai fatte, un'emozione può aiutare le proprie a farsi strada ed emergere quando fanno difficoltà ad uscire. Ci sono tanti punti di vista che si incontrano e che si aiutano ad elaborare, ossia a far procedere il pensiero, a far emergere sentimenti. Il silenzio non consente il processo di rielaborazione, tutto quello che esce fuori invece ha la possibilità di modificarsi, ha la possibilità di partire da quel punto per un'ulteriore evoluzione. Inoltre si tratta di persone collegate in una rete ma che non sempre si conoscono e questo facilita la comunicazione poichè non essendo rinchiusi in certe dinamiche, si è maggiormente liberi di esprimersi. Viene dunque a crearsi spontanemente una specie di rete che si auto aiuta e si può creare un bel circolo virtuoso dove ci si sente meno impotenti. Nascono spesso iniziative a ricordo della persona, infatti rispetto ad una tomba ed una lapide, il mantenimento del profilo consente come un proseguimento delle normali attività, come una compresenza a non arrendersi all'assurdo della fine, che stimola la voglia e l'inventiva di essere vivi per mantenere viva la memoria della persona scomparsa. Non mi illudo che non ci siano difficoltà di vario tipo anche in questo ambito, per questo vedo utile un dibattito su questa nuova forma ed invito chi la sta sperimentando a farci conoscere la sua esperienza. Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Aggiungi ai preferiti (4) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 437 | E-mail
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