Cosa aiuta i familiari dopo la morte della persona amata |
|
|
Cosa aiuta - E' bene riconoscere che viversi il lutto comporta momenti di vulnerabilità per cui è utile prendersi il tempo
necessario per affrontarlo, tutto quello di cui si sente di aver bisogno. È importante prendersi cura di se stessi, avere pazienza, senza imporsi cose che non ci si sente di fare. - Parlare dell’accaduto; condividere stati d’animo, ricordi e necessità con persone affettivamente vicine.
- Dedicarsi a tutto quello che ci fa sentire bene e stare in contatto con persone di cui ci fa piacere la compagnia.
- Darsi tutto il tempo per piangere, pensare e ricordare.
- Sfogare e buttar fuori la tensione accumulata attraverso il pianto ma anche l’esercizio, il sesso, le risate.
- Dare un senso all’accaduto aprendo uno spazio spirituale nella propria vita, se ne sente la mancanza.
- Realizzare azioni valide in memoria di chi è morto, azioni che sentiamo profondamente, che avrebbero fatto piacere al nostro caro e fanno piacere a noi, che ci fanno percepire sensazioni di espansione.
- Mangiare bene, riposare molto.
- Aiutare altri, non dimenticare le loro necessità. Queste azioni sono di grande giovamento per se stessi per superare la sensazione di solitudine e disperazione e portano con sé la grande forza del senso.
Cosa non aiuta - Mostrarsi forti se non è la reale condizione, paradossalmente non aiuta a creare situazioni costruttive.
- Prendere decisioni importanti come sposarsi, cambiare lavoro, trasferirsi di paese, rompere una relazione.
- Evitare i ricordi, cercando di disfarsi di foto, lettere, oggetti della vita con la persona morta, oppure allontanarsi con un viaggio o cambiando residenza.
- Coinvolgersi immediatamente in una nuova relazione amorosa, sposarsi e avere un altro figlio o adottarne uno. Se si fanno queste scelte per sostituire la persona morta, le nuove relazioni nasceranno con premesse poco chiare e distorte.
- Lasciare intatti gli oggetti e i beni di chi morì, dietro questo comportamento, chiamato mummificazione, si nasconde la negazione della perdita. Non aiuta nemmeno il comportamneto opposto di sbarazzarsi di tutto subito dopo la morte, è anche questo un tentativo di negarsi i ricordi.
- Idealizzare il morto, convertirlo in un idolo o un santo, ricordando solo i suoi aspetti positivi.
- Ricorrere a tranquillanti, sostanze psicoattive o alcool per affogare la sofferenza. È più opportuno che i processi abbiano la possibilità di svolgersi naturalmente, invece di essere interrotti.
- Isolarsi emotivamente, rifiutare l’aiuto e la vicinanza di familiari ed amici.
- Vittimizzarsi, favorire l’autocompassione, convincersi dell'ingiustizia della vita e che niente potrà risarcire tale ferita.
- Rimanere intrappolati in imposizioni familiari, culturali o sociali su quanto dovrebbe durare il tempo di sofferenza. Ognuno scopre da solo quale è il tempo necessario per il proprio dolore e come trova più congeniale esprimerlo.
- Sentirsi in colpa o ingrati verso il caro defunto perché si sorride, ci si distrae o ci si diverte.
(Isa Fonnegra de Jaramillo, 2001) Aggiungi ai preferiti (5) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 426
Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Effettua il logi o registrati. |