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Il lutto è il periodo che segue alla morte di una persona affettivamente importante. È un processo attivo di adattamento ad una nuova situazione, in seguito allo stravolgimento provocato dalla perdita . Per quanto doloroso sia, è un momento di trasformazione, di rivisitazione e non è affatto uno stato di immobilismo come potrebbe sembrare dall’esterno vedendo la persona che si ritira dalle attività quotidiane o che soffre. È un periodo di grandi cambiamenti interni.
L’importanza del lutto risiede appunto nel graduale processo interno di presa di coscienza della nuova situazione che proprio perché progressivo ci protegge dal forte dolore. Durante tutta la vita si vivono esperienze di perdita: perdita di una credenza, di una condizione, di una amicizia, della giovinezza, di uno status e tali perdite ci fanno percepire un profondo senso di fallimento rispetto ad un contesto che ci eravamo costruiti e che d’ora in avanti non si darà più. Ma come tutti i fallimenti si tratta di momenti per rinnovarsi ed acquisire nuovi significati di se stessi e della vita. Ad ogni perdita segue un nuovo avanzamento interiore.
La perdita di una persona cara è qualcosa di estremamente doloroso per chi rimane, poiché un forte legame viene spezzato, più o meno improvvisamente. Non appena cominciamo a percepire la perdita, ci assale un profondo senso di solitudine per la privazione di quel legame fatto di necessità, sentimenti, interazioni che non si darà mai più, senza averlo scelto.
L’importanza del lutto risiede dunque nelle possibilità che ci si riesce a dare, il lutto può essere più o meno devastante a seconda di come si decide di affrontarlo o delle forze che si riesce a mettere in campo. Tanto più una morte arriva inaspettata tanto più sarà difficile da accettare. Nei casi di malattia terminale la morte è annunciata, c’è la possibilità di adattarsi alla non presenza di quella persona, di preparare il proprio mondo emotivo, anche se quando la morte arriva lascia ugualmente costernati. Cosa diversa è la situazione di chi si trova scaraventato in un bruttissimo sogno in seguito alla perdita improvvisa della persona cara, la propria vita viene immediatamente sconvolta come al passaggio di un uragano. Durante il lutto c’è chi tenderà ad esternare il proprio dolore, chi lo custodirà dentro di sé, chi avrà voglia di condividerlo con i familiari, chi preferirà rinchiudersi nel silenzio, chi si permetterà di ricordare, di guardare le foto, di piangere, chi nasconderà i ricordi, chi rafforzerà la fede che la persona continua a vivere seppur in forma diversa, chi crederà che con la morte tutto è svanito, chi utilizzerà questo momento per avanzare o chi si rinchiuderà nell’immobilismo e nel nichilismo. Un condizione importante che influisce sul nostro stato interno e di conseguenza sul lutto è il grado di riconciliazione con la persona amata che scompare. La presenza di sospesi, rabbie, rancori va a pesare sull’integrità interna se questi non hanno la possibilità di essere sciolti. Non essendoci più l’altro interlocutore, tutto quello che non è risolto si bloccherà nelle viscere di chi è rimasto. Bisogna tentare di far pace con ciò che è stato, attraverso un serio lavoro interno, provando a vedere quella persona odiata come ogni altro essere umano con i suoi difetti, virtù, sofferenze, con le sue certezze e i suoi fallimenti, con le sue aspettative e delusioni. Sentire l’umanità dell’altro consente di attenuare le divergenze, compredersi più facilmente, percepire una vicinanza emotiva che finora si era negata. Aggiungi ai preferiti (11) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 274
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