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tempio sul lagoLa morte è l'unica certezza della nostra vita, nonostante si     cerchino pillole dell'eterna giovinezza e la scienza faccia di tutto per allungarci la vita, questa è una tappa che non possiamo evitare.

Un modo per cominciare ad aver meno terrore della morte è quello di frequentarla, parlandone, tenendola presente nei nostri pensieri. Non sappiamo dove e quando ci può raggiungere cosicché aspettiamocela sempre e dovunque. Non vuol essere un discorso macabro piuttosto un modo per apprendere la nostra vera libertà. L’uomo che ha imparato a morire ha disimparato ad essere schiavo.

Esiste la possibilità di trovare un senso alla morte, che ci permette di coltivare la nostra parte spirituale, ritrovare il sacro che è in noi, aprire il passo alla riflessione ed alla revisione interiore di molte credenze, per lasciarci solo con quelle credenze che ci aprono il futuro.

 Secondo vari insegnamenti la vita e la morte sono una stessa totalità: ciò che accade nella nostra mente ora, durante la vita, è esattamente ciò che ci accadrà durante la morte.

 Non è possibile aspettarsi una buona morte quando si è vissuti in mezzo alla violenza, o la nostra mente è stata costantemente attraversata da sentimenti di ira, attaccamento o paura. Per morire bene, è necessario imparare a vivere bene, coltivando la pace nella nostra mente e nel nostro stile di vita.
È possibile familiarizzare con la morte attraverso la meditazione su di essa nei vari momenti della nostra vita, quando siamo più rilassati e tranquilli.  Riflettere sulla morte produce un autentico cambiamento nel più profondo del cuore.

L'attaccamento, la cupidigia, la possessione sono i nostri reali problemi. Apprendere a vivere è imparare a distaccarsi. Trattenere è un voler andare contro l'evoluzione delle cose che oltre ad essere impossibile ci procura quello stesso dolore che cerchiamo di evitare.

Come lavorare per vincere l’attaccamento? Il distacco è il cammino che porta all’autentica libertà.
Quanto più riflettiamo e sviluppiamo un atteggiamento di distacco; è allora che si produce un cambiamento nella nostra maniera di “vedere il tutto”.
Più familiarizziamo sul tema della morte, maggiore diventerà la confidenza in noi stessi cosicche bontà e  compassione cominciano ad emanare da noi e a portare l’allegria agli altri. Questa bontà è ciò che sopravvive alla morte, una bontà fondamentale che è in tutti noi. La nostra vita intera è un insegnamento su come scoprire questa poderosa bontà e un allenamento per realizzarla.


Per meditazione non intendo esclusivamente pratiche che richiedono tempo e concentrazione, esistono altri tipi di meditazioni molto più semplici in quanto si tratta di una riflessione interna quotidiana che possiamo fare prima di andare a letto, una sorta di conversazione con la nostra parte più profonda ed intenzionale, attraverso la pratica della presenza mentale o attenzione. Possiamo provare a chiudere gli occhi e ripassare ciò che abbiamo fatto durante il giorno, immaginiamo quale tipo di atteggiamento vorremmo far emergere da domani in poi, cosa abbiamo bisogno di sviluppare e ci immagiamo nella situazione. Per esempio immagino di voler comunicare in modo più aperto e sincero, mi immagino di comunicare con chi mi circonda e con chi anche mi intimorisce maggiormente. Poi di nuovo lo ripeto la notte seguente e secondo come è andata valuto e progetto di nuovo le mie intenzioni.


Un'altra buona meditazione è quella di chiedersi continuamente Chi sono? Dove vado?
Quindi meditare è ciò che ci aiuta a scoprire la nostra autentica natura e trovare la stabilità e la fiducia di cui necessitiamo per vivere e per morire bene.

Sappiamo benissimo come essere gelosi, angustiati, tristi, disperati, irosi, invidiosi, ma non abbiamo confidenza con la nostra parte più profonda, né siamo allenati a sperimentare uno stato dove diminuisce il desiderio di possedere, dove viene meno la ricerca del risultato, il timore, l’attaccamento, la competitività.

E' bene imparare anche a non rimanere attaccarsi alla soddisfazione per le esperienze positive così da non rimanere attaccati all'afflizione per quelle negative.





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