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La morte non fermerā il tuo volo

Morte accidentale

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Le tre Parche Marco Bigio

La morte accidentale è quella situazione in cui un essere amato perde la vita in circostanze casuali e traumatiche, come un incidente d’auto, sul lavoro, un incendio, ecc. Quanto meno attesa è una morte, tanto più assurda e illogica sembrerà ai familiari e più difficile sarà l’accettazione del fatto.

Alcuni fattori rendono il dolore più complicato:

  • L’arrivo improvviso della morte
  • La violenza, la mutilazione o distruzione del corpo (i lutti senza cadavere sono soliti non risolversi)
  • Se la morte è stata determinata da fattori di rischio che potevano essere evitati
  • Le morti di più persone
  • Il dubbio su che cosa la persona avrà sentito, se si sarà reso conto, se qualche aiuto avrebbe potuto evitare la morte
  • Il dubbio che possa aver sofferto, cosa avrà pensato. C’è da tener conto che quando una persona subisce un grave incidente, generalmente entra in shock e non ha sensazioni di dolore.

 

Un comportamento che di solito viene messo in atto da chi rimane è cercare di  ricostruire ossessivamente gli eventi e lo scenario in cui è avvenuto l’incidente, nel tentativo di comprendere questa morte ed ottenere elementi di controllo su di essa. Il controllo sulla morte che generalmente lo si cerca di mantenere non pensando ad essa e considerandola un evento lontano, viene meno quando questa si avvicina così improvvisamente. Cadono allora tutte le false illusioni e lo sgomento e il disorientamento si impadroniscono di noi. Diventa dunque una forte necessità trovare un significato, un perché.

Un’ altra situazione che si verifica spesso è sopravvalutare quegli eventi accaduti all’interno della relazione poco prima della morte, perdendo lucidità sulla reale relazione con quella persona. Per esempio una discussione o un litigio, lo star lontano dalla persona, una minaccia ignorata o un lamento fisico inascoltato, si ingigantiscono e generano colpe e rimpianti. Ci si colpevolizza di non aver fatto, di essere stati poco attenti e si tralasciano le caratteristiche storiche della relazione, come allucinati dal fatto di aver avuto nelle mani la possibilità di evitare la morte.

Un’altra necessità molto forte per gli esseri umani è quella di completare e chiudere gli incidenti. In questo caso per aiutare davvero qualcuno, è opportuno essere in grado di fornire informazioni precise su cosa esattamente possa aver passato la persona morta. Può sembrare macabro, ma dà sollievo e alla lunga tranquillizza, aiuta a farsi l’idea che la persona è veramente morta e che non sopravvive dimenticata chissà dove.

Un fenomeno molto comune è “la sindrome del sopravvissuto” ossia il senso di colpa per essere rimasto vivo, per essersi salvato da quella stessa circostanza dove l’altra persona è morta. Può sembrare una credenza illogica ma è molto comune ed è opportuno farla emergere. È un peso da cui non ci si libera facilmente, come un prezzo da pagare per essere vivo, data la nostra capacità di identificarci con i nostri simili e di provare solidarietà, oltre al fatto di non trovare una ragione sul perché ci si è salvati mentre l’altro no.


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