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Recensione Oggi l'assedio verbale è la norma, l'impulso aggressivo di formulare la propria opinione e sempre più rapido, si dice più cose in meno tempo. L'iperdinamismo della comunicazione proviene dall'accellerazione globale dei nostri stili di vita. non si vagabonda o si divaga più. In questa corsa verso l'obbiettivo, non c'è sospensione. Non c'è la capacità di sostare e ripartire che rilassa la concitazione della espressione regalando forza ai singoli pensieri, scandendoli e facendoli più sonori. Il silenzio è un'occasione per rivalutare il dialogo e spostarlo sul terreno della reciprocità.
Dare spazio e respiro alle parole, è la ricetta di ogni conversazione efficace che riesca a trovare l'equilibrio tra l'impulso a dire e il desiderio di ascoltare.
Un percorso che aiuta a riscoprire il silenzio, stimola a costruire un rapporto diverso con il tempo delle proprie esperienze. Un viaggio dove non si arriva e non si hanno conclusioni, peregrinando nei più diversi ambiti di applicazione del silenzio: letteratura, arte, musica, psicoanalisi, geografia, antropologia, cinema e teatro. Che si muove anche nelle varie fasi della vita: infanzia, adolescenza e maturità.
Usare il silenzio per svuotare la nostra vita dalle troppe parole per rendere quelle pronunciate più ricche di senso. Anche il silenzio ha una grammatica, una strategia, una volontà, non basta stare zitti!. Fare silenzio è significativo quando si è in grado di parlare, ma si sceglie di non farlo, non per negare la comunicazione, ma per espanderla, non per subire tabù o imposizione esterne, ma per aggirarle.
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