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Malati terminali

Malati terminali
 

La maggior parte delle persone viene a sapere di avere una malattia terminale o di essere a rischio di morte dal proprio medico, quando ancora il suo stato di salute sembra buono o il grado della malattia è lieve.

Nessuno è preparato a sentirsi dire che presto cesserà di vivere, soprattutto se ancora giovane e magari con una famiglia.

Solitamente questa brutta notizia porta con sè notevole confusione e un tumulto crescente di emozioni, che sconvolgono totalmente la routine quotidiana sia dell’ interessato che di coloro che lo circondano.

Fortunatamente sia la medicina tradizionale che quella alternativa stanno trovando rimedi sempre maggiori per allungare favorevolmente la vita di chi soffre. Sono molte le testimonianze di persone alle quali era stato diagnosticato un “male incurabile” che sono riuscite a guarire prendendosi "cura" della propria malattia.

Comunque venire a conoscenza che siamo prossimi a morire scuote dal profondo tutte le nostre credenze, perché ci mette improvvisamente di fronte la fine della vita fisica.

 

Spesso le prime reazioni sono:

 1 Incredulità e perplessità
Di fronte a queste comunicazioni di solito la reazione più comune è quella di rimanere increduli, come se tutto fosse un brutto incubo che di lì a breve terminerà. Ci si sente in uno stato allucinatorio e di totale perplessità.

Queste sono reazioni normali, spesso durano per diversi giorni o anche di più e possono influenzare sia il diretto interessato che tutte le persone intorno.

 

2 Il rifiuto della malattia
In una fase successiva può emergere la necessità di negare l’evidenza, di far finta che la malattia terminale non esista. Spesso questo stato emotivo è accompagnato dalla rabbia soprattutto verso il medico che ha dato la notizia e le persone che prestano le cure necessarie.

Nasce un profondo stato di dolore nel malato per ciò che perderà e per l’immagine totalmente buia del futuro: fino a poco tempo prima immaginava tanto tempo davanti a sé ora vede solo una fine inesorabile.

Anche le persone vicine al malato vivono stati emozionali molto forti: possono sentirsi in colpa per non essere loro quelli colpiti dalla malattia terminale, oppure all’opposto provare “gratitudine” per la sventura scampata.

Questi primi stadi sono difficilissimi e di grande crisi, visto il tumulto di cambiamenti che avvengono. Lo smarrimento, il disorientamento, l’impotenza e la confusione sono sentimenti normali e molto forti.

È bene chiedere aiuto sempre, soprattutto in queste situazioni dove la presenza di una persona esterna, chiaramente sensibile, può essere un valido supporto. Ci sono strutture che si occupano di specifiche malattie e possono aiutare più adeguatamente la famiglia, oppure è possibile rivolgersi a specialisti se si necessita di un sostegno più personale.

 

3 Disorientamento e paura
Paura e disorientamento possono prendere il sopravvento se ci sono figli da mantenere, debiti da pagare o altre situazioni quotidiane da risolvere, il senso di sconfitta e lo scoraggiamento tolgono ancora più le energie.

Chi è afflitto da malattia terminale e chi si occupa di lui ha bisogno di persone con cui parlare di ciò che sta succedendo. Questa umana necessità ha l’importante funzione di far scaricare la rabbia, la frustrazione e l’angoscia da cui si è tormentati.

 

 4 Superamento della disperazione 

C’è chi riesce nonostante tutto ad accettare la morte, a mettere in atto strategie che gli consentano di vivere al meglio. Alcuni trovano rifugio nella fede e nella spiritualità, percependo un senso che va oltre la morte. Altri riescono a lanciare progetti positivi e trovare soluzioni inaspettate a problemi che previamente sembravano irrisolvibili.

Il modo di percepire la morte influenza notevolmente come la si affronta, saper di dover morire può divenire anche un momento molto interessante. Se non lo si vede solo come la fine della vita, permette di ritrovare un profondo contatto con se stessi, di comprendere con chiarezza le necessità della vita, di muovere contenuti interni. Certe volte le persone scoprono in loro qualità che non sapevano di avere, rafforzandosi e crescendo nonostante il dolore personale e collettivo.

 

 

 

Come aiutare chi è vicino alla morte?
Ci si trova spesso molto impacciati nel dare aiuto a chi si trova in questo momento, è possibile trovare consigli utili in libri che trattano il tema o comunque aver fiducia nel proprio buon senso e individuare ciò che a noi potrebbe far piacere in quella situazione.

Può essere utileper tutti:

- mantenere una buona comunicazione tra i familiari e con gli amici,

- far sentire la nostra vicinanza al malato, cercare il più possibile di comunicare con lui e non lasciarlo solo in questo momento di solitudine profonda,

- accettare l’aiuto di amici o parenti per sbrigare faccende quotidiane che facilmente si trasformano in faticose incombenze,

-  non farsi logorare dai sensi di colpa o dal terrore della fine imminente,

- portare un clima allegro e positivo può essere d’aiuto per tutti. Come ci insegna il caro Dottor Patch Adams, che da anni aiuta a guarire o accompagna verso la morte persone sofferenti, la tecnica del “buonumore” ha un’importante funzione nel trasformare le situazioni peggiori e dare nuova carica per affrontare giornate altrimenti penose.

 

Ci rendiamo conto che certi suggerimenti possono sembrare inadeguati a situazioni di grande sofferenza o comunque difficili da mettere in pratica, ma crediamo anche che in condizioni estreme sia possibile trovare forza ed intuizioni che in circostanze normali non emergerebbero.

 

Vi chiediamo fortemente di lasciare le vostre testimonianze riguardo alla malattia terminale perchè potranno risultare estremamente utili e di grande aiuto per chi si trova in questa situazione.

Potete scriverle direttamente nel forum o mandarci una mail che poi ci occuperemo di pubblicare

 

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