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La morte cerebrale

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In questi giorni è aperto il dibattito sulla morte cerebrale in seguito all’articolo dell’Osservatorio Romano che mette in dubbio la morte cerebrale quale momento che segna il confine tra la vita e la morte e stabilisce che la persona è deceduta.
Molte sono le voci, a livello internazionale, secondo cui  la morte cerebrale non è un dato sufficiente e valido per definire che la persona è morta, sono molte le esperienze che contestano questa certezza scientifica.

Qui non stiamo a definire chi secondo noi ha torto o ha ragione, la sottolineatura è sul potere che la scienza si è arrogata, di diffondere verità assolute, senza mai dare importanza al fatto che si tratta di conoscenze raggiunte fino a quel momento. E da parte sua, la società si è messa nella posizione di accettare tutto quello che proviene dalla scienza come oro colato senza mettere in dubbio e senza più porsi domande. Non è messa in discussione la possibilità che determinate conoscenze possano essere valide per un periodo storico solo perché il livello di sviluppo della coscienza della società non prefigura altre vie, perché nuovi dati che disconfermano quanto è stato accettato sono trascurati.

La sicurezza che la scienza sembra offrire con le sue risposte alle domande esistenziali, è necessaria per la società a tal punto da accettare come incontestabile tutto quello che viene promulgato.
 Molti di noi si sentono tranquilli quando si affidano alla scienza e credono fermamente in ciò che essa dice, molti sono dubbiosi perché profondamente sentono che le cose non tornano ma non sanno come contestare lo strapotere scientifico, chi magari riesce a sostenere idee contrarie anche con dati alla mano viene presto messo a tacere o deriso.
Ci interessa sottolineare come le cosiddette “verità scientifiche” siano raggiungimenti che per un periodo possono apparire validi ma che ben presto possono essere sorpassati con nuove scoperte.
Le  credenze esercitano una forte influenza nella elaborazione di asserzioni, in qualsiasi ambito: medico, psicologico, storico, ecc. e ci riferiamo alle credenze più radicate, quelle che se toccate rischiano di far crollare un sistema di pensiero. Come successe a Galileo Galilei quando tentò di sostituire la teoria eliocentrica a quella geocentrica.

La morte cerebrale è considerata un criterio valido perché finora le conoscenze raggiunte sul cervello hanno portato a credere che la morte cerebrale sia quella che più si avvicina alla situazione della morte reale e quella che più tutela le persone da possibili errori medici.  
La morte cerebrale è possibile in una società che vede l’essere umano coincidere con le sue funzioni vitali, organiche, dunque dove prevale, o meglio è indiscussa, la visione organicista,
che succederebbe se fosse presa in considerazione la possibilità che siamo altro oltre al corpo?
Ed una nuova concezione su cosa è la morte? Cosa comporterebbe?
Un corretto atteggiamento della medicina e della scienza dovrebbe prendere in considerazione i limiti imposti dalle credenze dell’epoca in cui viviamo e rendersi conto che è possibile scoprire solo quello che siamo in grado di vedere, di immaginare, di concepire nella nostra testa, che pilotiamo, più o meno intenzionalmente, gli studi in base a quello che crediamo, così come leggiamo i dati che otteniamo, a partire da quello che è accettato e che dentro di noi accettiamo .
Molto spesso l’atteggiamento della scienza è di chiusura nei confronti di quelle testimonianze che potrebbero apportare un nuovo modo di intendere l’essere umano.
C’è dunque da stare sempre con le orecchie ben attente e da tenersi informarti senza farsi prendere dallo sgomento per dove sta la verità, perché potremmo scoprire  qualcosa di più interessante e grande di quello a cui siamo stati abituati a pensare e riconoscere.




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