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Cosa č l'Io, scompare o compare con la morte? - Mario Rodriguez Cobo - Libro Discorsi

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l' io nascostoEstratto della chiacchera di Sao Paolo 2 ottobre 1980 di Mario Rodriguez Cobo, detto Silo

Silo:

Il punto qual'è, che cosa è vero in me che considero l'io?
Mi pare terribile che se io muoio scompare quello che sono io e appare un altro: Mr. Hyde....sorpresa (risa)
Il punto è: Che cosa è effettivamente che mi dà la sensazione di me?

La mia cellula di identificazione (risate). Il mio nome... io mi chiamo in questo modo, mi guardo nello specchio e dico:
"questo sono io", ascolto la mia voce e io mi ricordo a me stesso; ma se mi dimentico del mio nome e smetto di riconoscere il mio volto, o la mia voce, che cosa è che mi dà la nozione dell'io?

Me lo danno le cose molto esterne come sono l'aspetto, i ricordi... quelle che, nonostante che sia cambiato da che ero
piccolo fino ad oggi, e sono cambiato,  mi fanno dire sempre che sono io. Quando avevo 3 anni dicevo io. Ora
continuo dicendo io. tutto cambia ma sono io.

Io? sono memoria, sono percezione, sono i dati che sono entrati per i diversi apparati, ma sono anche l'elaborazione verso il futuro, sono i registri, l'io ha un tono fisico, ha un sistema di emozioni... tutto questo è ciò che da a me una certa unità.

In alcuni casi nella demenza, per esempio, si perde il registro del tono interno e delle proprie sensazioni e il
soggetto si sente estraneo a se stesso... come se fosse un'altra persona... come se si fosse allontanato da se.
Cioè, sono i registri che l'io ha, che mi danno la sensazione dell'io.

Questo io mantiene una certa identità che è data dalla memoria. Sono anche le mie sofferenze, i miei gusti... tutto
questo da la sensazione dell'io. Ma questo è molto variabile.

Io mi dimentico di me stesso. per esempio: Sto camminando per la strada facendo cose e se qualcuno non mi domanda chi siete voi, non mi ricordo chi sono io. Quando sto facendo qualche cosa...

Ora per esempio, Di che cosa stiamo parlando, è possibile che siamo in dimenticanza di noi stessi. Se a me mi domandano: Che stai facendo? Risponderò: "sto ascoltando me". (risate), ma non è che uno sta pensando, mentre ascolta, che sta ascoltando. No. Uno non pensa: "Io sono Juan Perez che sta ascoltando se stesso" uno sta ascoltando e si dimentica di se stesso.

La cosa più frequente è che uno sta in dimenticanza continuamente di se stesso... e, comunque, vive.
D'improvviso uno si rende conto che morirà e dice: "carambola...scomparirò", e ditemi, nella sua vita quotidiana non è
la cosa più normale che scompaia, che non si sernta a se stesso, che non sperimenti il suo io.

Chiaro che ci sono momenti nei quali sperimento il mio io.

Se mi spingono, io dico: Che mi stanno facendo? ma io non ho il registro dell'io nella vita quotidiana, a meno che io
pensi. Per atti di riflessione, ho nozione dell'io, posso parlare dell'io, ma se non sto totalmente dimenticato...

Guardate, cercate di pensare durante mezzo minuto in voi stessi, senza dimendicarvi di voi stessi. Mentre state pensando in voi... non pensate che è molto tardi e che dovete andarvene a mangiare o meglio che si sente una vocina per di là. Non distraetevi da voi stessi durante un piccolo tempo e vedrete come... si, vi dimenticate di voi stessi, anche se vi proponete di pensare a voi stessi.

Va, viene, l'attenzione fluttua, la coscienza va da un oggetto ad un'altro e voi state pensando: "io sono io
stesso"... basta che ci sia un piccolo rumore perché scappate da voi stessi.

Io lo so che è orribile quando uno muore, perdere la nozione dell'io, ma anche dovrebbe essere orribile perdere la
nozione dell'io nella vita quotidiana e non lo percepiamo così orribile.

C'è qualcosa che permane, anche se siamo distratti dall'io. Sappiamo che in qualsiasi momento possiamo riprenderlo.
Può essere che quando un essere umano muore, perda la memoria fisiologica, perda i registri, perda i dati sensoriali, ma si possa riconoscere per la prima volta nella parte più autentica di se stesso... questo io profondo al quale fa appello molte poche volte nella sua vita.

Uno lavora con l'io meccanico, periferico... ma questo io profondo, molte poche volte esce. Le poche volte nelle quali
esce è quando uno sperimenta questa forza e quando uno si riconosce come tale, ma sennò, è sempre in dimenticanza di se stesso, sempre sta lontano da se stesso... non esiste, il tale io, a meno che me lo domandi. E' una combinazione di fattori, ma non è una cosa permanente.

Può essere che non sia così tanto orribile quando uno muore... può essere una cosa interessante (risa).
Quando noi cerchiamo, che viva ora l'io interno, l'io veritiero, stiamo precisamente in una buona direzione.

Avere il registro prima che la fede. Questo è il punto.

Cominciare per atti unitivi ci dicono: "per di lì si arriva". Un buon cammino. Captare nel silenzio se sorge il registro di un io che non sia quello meccanico, ma quello più profondo. Un lavoro interessante.

Che altra possibilità abbiamo? Ci sono forme di meditazione dinamica, ci sono altri stati speciali di coscienza nei
quali uno si può mettere, ma non sa se  è trance o altro, che dati abbiamo per raggiungere questo?..

E' tanto facile forse trovare la percezione dell'io profondo?

Non è tanto facile la percezione dell'io profondo, ma è possibile dedicargli un minimo tempo per avere questa
esperienza. Non diciamo che la si possa avere tutti i giorni, non diciamo che la si possa avere continuatamente. Diciamo che mi basterà avere un'esperienza, per sentirmi attento, perché il mio problema è comprovare...

Parlando di registri... A voi è successo, perché no, che improvvisamente avete sentito un'allegria molto forte?  senza
nessun motivo.
E quando avviene questa esperienza è breve, ma vorreste che ritornasse... uno ha il registro come se sempre è stato in se... qualcosa di molto intimo, molto caldo.

Vediamo quest'altra cosa... diversa: vado in un luogo e ho la sensazione che questo mi è già successo, la sensazione che questo lo ho già vissuto. Mi pare che già sono stato lì un'altra volta. E' così. Casi di riconoscimento, doppio.

Andiamo ad altri casi: Tutti i giorni vedo la mia casa, ma in un momento la guardo e la vedo in un modo diverso, come se la vedessi per la prima volta. Ma se l'ho vista da anni... comunque ora è diversa.

Cosa sono queste cose strane che succedono... riconoscere per la prima volta qualcosa che ho visto sempre o vedere
l'opposto... qualcosa che non ho visto mai, che mi si presenta come se lo avessi visto in altra opportunità. E l'altra
esperienza che non ha niente che la giustifichi, niente di apparente e subito sorge un registro, pieno, di espansione
diremmo, respiratorio, amplio... sono fenomeni molto diversi dove l'io in tutti i casi si ubica dietro il fenomeno.
Vediamo se mi spiego.

Nella vita che corre l'io è dimenticato.

Non penso a me, ma semplicemente sto percependo e facendo cose. Ma in qualsiasi di questi tre fenomeni (espansione improvvisa, dejavou, visione nuova del vecchio) io prendo coscienza del mio io, mi osservo ad una certa distanza, mi domando: ...che mi sta succedendo?, e mi dico: questo... questo lo vedo per la prima volta oggi?
Bene, questa sensazione strana, non so a che cosa si deve e nel momento nel quale la penso la sensazione va.

In tutti i casi, in questi tre casi tanto speciali, l'io prende distanza da se stesso, si ubica internamente e si
osserva di fronte a quello che sta succedendo.

Voglio dire che c'è una forma di mettersi mentalmente difronte agli oggetti, come se uno vedesse da dentro gli oggetti o come se uno investigasse il proprio io come più internamente.

Noi diciamo che c'è un registro più interno del proprio io che è quello che produce tutti questi fenomeni. Il registro
interno del proprio io, si può captare.

Si può dare qualche pratiche, qualche tecniche perché l'altro realizzi la sua esperienza, bene.

Ma il fatto di mettere come evidente, quello che per uno è un registro... metterlo come scontato, questo non pare
positivo. Io lo so che  sarebbe positivo per la gente che avesse fede, supponiamo nella trascendenza. Ma  mettere "avere fede" come un dogma non aiuta, creerà contraddizione.

Molto più interessante è che la gente consideri in che posizione si trova difronte a questo argomento. E' molto più
utile che la gente si ubici... è molto più utile che trattare di incastrare con qualcosa che per noi è evidente... ma
che per gli altri può non esserlo?

Le epoche che passano sono confuse e c'è la necessità di sapere che fare. C'è necessità, ma non è legittimo dare una risposta mentre non vi è registro.

Lì è il problema. E' curioso. Da tutte le parti stiamo parlando di gente che ha questa inquietudine totale. Praticamente
ci dicono lo stesso. Le epoche che vengono sono epoche di confusione, epoche di disordine, epoche di problemi e la gente ha bisogno di una risposta e dobbiamo dargli una risposta. Va bene, la gente necessità una risposta... ma quando diamo una risposta, questa risposta per molti si converte in dogma e così come è questa risposta non è in nessun modo il risultato di un registro interno.

Noi siamo in questo problema.
Queste sono epoche nelle quali si ha bisogno di risposte, senza dubbio. E' necessario dare risposte.

Come saranno queste risposte?
Sarà una risposta che facilmente si converte in dogma?
O sarà una risposta tale che permetta agli altri esseri umani di ubicarsi ed incontrare la loro risposta?

Come sarà?

Una risposta è più facile... è rapido, non c'è da pensare molto. Una risposta, e via. E' più utile, ma non si
contribuisce alla libertà dello spirito.

Ora... dal punto di vista dell'utilità pratica e delle cose teoriche... la gente ha risposte, e in più risposte chiare,
categoriche, semplici... può servire molto per ordinare i propri problemi della vita...

Qui c'è da scegliere: che sarà meglio? Dare una risposta che serva alla gente per ordinare la loro vita, ad avere
coerenza e in più, anche se non lo pensano, anche se non ci arrivano con i loro mezzi, anche se saranno dogmi... che sarà meglio.. sarà meglio questo?

O sarà meglio dargli la possibilità di cercare in una direzione e di  seguirla con  inquietudine, ansia,
disorientamento... che sarà meglio?

guardate il video che è relazionato al tema

 





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