|
Tratto da una conversazione di Silo* del 1976 alle Canarie  Abbiamo chiesto ad un bambino che succede con la morte, il bambino ha risposto: "succede che uno si addormenta". Se gli si domanda se gli piace dormire quando è stanco, il bambino dice di si. Se gli si domanda se gli piacerebbe morire quando è stanco, il bambino dice di no. Quindi ci spiega che morire è come dormire, ripetendo spiegazioni che a sua volta gli sono state date. Ma non è molto convinto che si tratti dello stesso, altrimenti direbbe che quando è stanco è interessante morire. Invece i bambini si rendono conto che non è la stessa cosa. Incontriamo un altro bambino, gli domandiamo che succede quando uno muore e ci dice che "uno va in cielo". “Che cosa c'è nel cielo?”, "nel cielo è tutto bello e si può giocare e fare questo e quell'altro". Gli diciamo quindi se gli interessa morire e ci dice di no. Quindi gli domandiamo “perché no? “ si confonde un pò e ci dice che quando qualcuno muore gli altri piangono.
Andiamo da un altro bambino, gli domandiamo che succede quando uno muore e ci dice come il primo, che uno resta addormentato. Gli diciamo se è interessante restare addormentato, ci dice che non lo è. Gli domandiamo perché e ci dice perché non può tornare a giocare.
Incontriamo un adulto. Gli domandiamo che succede quando uno muore e ci dice che questo non ha senso. Gli domandiamo “perché non ha senso?” Lui risponde “perchè si fanno tutte le cose e poi alla fine si muore”. Gli domandiamo se questo fatto del senso delle cose che uno fa, se lo domanda quando pensa che morirà. Ci dice di si, perché è la non esistenza che mette in evidenza il fatto che non ha senso quello che succede nell'esistenza. Gli domandiamo se si è fatto lo stesso problema pensando che prima di nascere non esisteva. Ci dice di no, che non ha pensato niente di simile. Gli diciamo che però anche prima di nascere non esisteva, gli crea ugualmente problema di senso della vita? Pensa un poco e ci dice che questo non gli crea problema, che il problema in realtà appare quando lui smette di esistere.
Quindi riflettiamo con lui e gli diciamo "...bene, quindi non è la non esistenza che crea tanto problema, perché altrimenti avremmo problemi anche al pensiero che non si esiste nemmeno prima di nascere, dovremmo avere lo stesso registro di quando si pensa che dopo non esisteremo più". Ci dice allora che non è un problema in realtà di non esistenza. “Allora che problema è”, gli domandiamo? “E' il problema dell' assurdità, del fatto che le cose non hanno senso”. “Bene, dove si registra la mancanza di senso?”, gli domandiamo. Non sa bene di cosa stiamo parlando. Ci dice che è una cosa confusa. Ma che in tutti i casi, pensa molto a questo argomento e sperimenta non solo sensazioni emotive ma anche fisiche...
Prendiamo un altro adulto (gli adulti sono molto metafisici), gli domandiamo che succede quando uno muore e ci dice: "E' finito tutto". “Perché è finito tutto?” gli domandiamo. "Per me che muoio intendo" “E quando uno vive che succede?” "quando uno vive ci sono le cose, ci sono le altre persone". Gli domandiamo “Che succede dunque con le persone e le altre cose che uno non vede? Come quando uno va a dormire?” Ci dice che le cose che uno vede smettono di esistere. "Però come è possibile”, gli diciamo, “se nella migliore ipotesi uno sta dormendo accanto alla sua coppia, che è il suo affetto più importante, che la sua coppia smetta di esistere? lei va ad un altro mondo, che cosa è questo?”. "Si”, ci commenta, “in realtà succede questo: inizio a vedere un altro tipo di cose". "Ma lei non si preoccupa molto per andare a dormire", "no, perché dopo mi sveglio..."
Quindi il problema si mescola un poco con il dormire, lo svegliarsi, con il fatto di ritornare a connettersi. Gli diciamo che cosa sperimenta quando pensa alla morte. Risponde che sperimenta asfissia. Gli diciamo che quindi deve avere qualche problema polmonare. Ci dice di no, che è sempre stato molto bene con i polmoni, ma sperimenta asfissia.
Così, andando da bambino a bambino e da adulto ad adulto, ci incontriamo con una grande disparità di risposte. Queste risposte sono confuse. Queste risposte normalmente sono generiche e diffuse. Queste risposte non sono mai precise. Quindi attorno al pesiero della morte non incontriamo le caratteristiche del pensare corretto, ma ci imbattiamo con caratteristiche del "pensare climatico". Dunque queste idee risultano sospette perché sono idee che non si esprimono bene, ma rimangono sempre confuse. Cosa quindi preoccupa tanto la gente ? Si pensa che morire sia disconnettersi? Se fosse semplicemente la fine di alcune funzioni, non ci sarebbero molte preoccupazioni. La morte si dipinge sempre positivamente, nel senso della sua esistenza. Nessuno dice che la morte non esiste; tutti dicono il contrario: la morte esiste. C'è da capire allora come ci si avvicina alla morte. C'è da comprendere come questa figura, che in diversi popoli ha avuto diverse rappresentazioni, ha un tipo di esistenza che ci compromette.
Il tema della morte è pieno di allegorizzazioni; tutto questo, direbbe qualche filosofo, è "smodatamente limbico" e non è esattamente sul piano delle idee. Quando si parla della morte riguarda sempre poco le idee. E' chiaro, qualche strutturazione, qualche superstruttura ognuno dovrà anche farsela per dare una ragione a questo evento. Ma il problema pare che vada per un'altra via.. Come viene descritto il momento in cui qualcuno muore?Dicono - soprattutto quando lo pubblicano in qualche periodico - "Esalò il suo ultimo respiro", per esempio, come se qualcosa salisse dalla sua bocca. Altri dicono: "restò esanime", cioè senza anima o con l'anima fuori. Alcuni si preoccupano per quello che succede del sospiro che se ne va, e altri, un poco più materialisti, si preoccupano di quello che resta. Quindi parlano del fatto "che i suoi resti" saranno seppelliti in questa o quella circostanza. E parlano del corpo come se fossero i resti, cioè quello che resta dopo aver estratto la parte interessante.
Incontriamo le situazioni più strane. Andiamo ad esempio ad un funerale e troviamo qualcuno che parla di legame affettivo ai resti, soprattutto quando c'è una grande quantità di gente, di parenti, e il sacerdote comincia a leggere (questo dipenderà dai popoli, ci sono popoli più legati che altri a queste cose) tira fuori un foglio, comincia a parlare e non si sa bene a chi parla. Forse parla a coloro che stanno intorno al morto e va bene, approfitta della circostanza per dare una lezione sulla vita e cose simili. Se parla ai parenti, la cosa potrebbe risultare piuttosto pedagogica. Ma succede che in questi discorsi, solitamente si parla ai resti. Gli si dice: "tu, che nella vita sei stato questo e quello........", "sappiamo che sei nella gloria”, "la tua immortalità...", "te ne sei andato per sempre da noi". Ma la situazione contraddittoria che sperimenta chi ascolta è non sapere dove collocare l'interlocutore.
Vedete come il parlare del tema stesso genera contraddizione.
Dove si è visto che la gente ride della morte? La normalità è che la morte genera dolore . Perché la morte genera dolore? Perché la morte genera tristezza, perché non dobbiamo riderci? Perché sperimentiamo una contraddizione interna quando ridiamo della morte? Normalmente perché la morte è associata a qualche familiare o a persone con i quali siamo legati affettivamente. Quindi ridere della morte è un pò come ridere di quello che è successo a questi familiari e questo non sta bene.
Ma qui non stiamo parlando dei familiari. Noi stiamo parlando della morte e di quello che succede in tale fatto e in tale avvenimento, quindi non dovremmo avere più problemi in questo. Ritorniamo al nostro tema iniziale. C'è il sacerdote che parla al pubblico e sta bene è pedagogico. Parla un po' a colui che sta in qualche luogo, non si sa bene dove sta, ma in qualche luogo sta. E finalmente parla ai resti. Così, alla questione dei luoghi indefiniti, dei parenti definiti e dei resti precisi, lì fa la sua elaborazione.
Ci sono altri, i materialisti che dicono che la persona morta non sta ascoltando, perché non c'è l'anima, spiegano che la sua memoria continua illuminandoci e che seguiremo il suo cammino che ci ha esemplarmente mostrato con la sua vita; quindi già non ci capiamo nulla.
Quindi, messi normalmente in situazioni di questo tipo, abbiamo esperienza come di sogno e usciamo da queste situazioni come se uscissimo da un sogno. I registri che si sperimentano in tali situazioni sono registri rarefatti, totalmente rarefatti.
La morte è una cosa grave, pare. Di fatto si dice che la vita di uno si configura nell'ultimo momento; si dice che la vita di una persona può giudicarsi nel momento in cui si muore, prima siamo stati solo di passaggio e l'interessante è quando si chiude l'operazione.
Succedono cose molto strane con la morte, ma in tutti i casi non succedono cose molto vigiliche. E quando sorgono le ideologie che parlano della morte e le superstrutture, sempre abbiamo l'impressione, il registro interno, che se anche sono ideologie, sono fortemente prese da climi che non corrispondono ad una ideologia precisa.  Quindi che cosa succede tra noi e la morte? In realtà non succede gran cosa, ma dovremmo star attenti ad alcuni registri. Un nostro amico ci disse che aveva forti registri riguardo la visione di se stesso morto, forte registri riguardo ad altre persone che vedeva morte. Ma cosa si intende per forti registri fisici? Quando uno ha paura di morire ha registri? che registri ha, metafisici? No, ha registri chiaramente fisici. Qualcosa succede con la morte che provoca registri fisici. Avrete avuto modo di vedere qualche persona che entra in un obitorio e alla vista dei resti non si mette a fare considerazioni ideologiche, ma per esempio, sviene. Altri non svengono ma raccontano che hanno giramenti di testa, come se perdessero la sensazione del "pavimento", di stare appoggiati. Questo è abbastanza fisico. Avete visto alcuni animali e avete visto il loro comportamento con i loro simili? per esempio, i resti di un gatto e gli altri gatti vivi attorno che piangono tutta la notte e lanciano le loro vibrazioni come se lo stessero "vegliando"? Avete visto la proccupazione di alcuni animali per i resti dei loro simili? Avete visto come si spaventano i cavalli quando incontrano un altro animale morto? Pare che questa visione del problema mobilita forte registri istintivi. E questa mobilitazione di forti registri istintivi non è un' attività molto vigilica diciamo. Pare importante studiare il problema della morte dal punto di vista dei registri, lasciando le superstrutture per altre occasioni.
Quando uno si immagina morto, può farlo vedendo, per esempio la sua propria figura quieta. Se lì sta quieto, non deve preoccuparsi molto di quello che sta intorno, invece ci sono persone che seguitano a preoccuparsi per ciò che succede intorno. Pensano per esempio, che certi tipi di sepoltura o di cremazione sono più adeguati che altri. Sono preoccupati di dove saranno cremati e questo, dicono, è più igienico che essere sepolti. Ma che preoccupazione c'è rispetto il fatto che sia più igienico se uno non è vivo per vedere queste operazioni? Ma dicono “ no, è per i familiari, perché i familiari non vivano con questo problema.”
Ci sono alcuni molto preoccupati per il loro aspetto; quando si pensano morti, cercano di vedere che la cosa resti più o meno decorosa. Chiaro, non per loro, ma per l'immagine che daranno. Gente molto preoccupata del proprio io e della loro propria esteriorizzazione e va bene. Uno pensa a volte che quando uno muore, gli altri si preoccuperanno, poiché il registro della sofferenza delle altre persone, provoca in noi un registro. Se uno vede una persona soffrire, la stessa sofferenza che vede in quella persona la prova anche lui. Questo è ragionevole, è comprensibile: quando uno si immagina morto, sorgono immagini di dolore e al rappresentarsi tale immagine si sperimenta la sofferenza per quello che succede negli altri.
Però non è tanto ragionevole che si sperimenti sofferenza per il fatto di vedersi morto. Se domandiamo a qualcuno che succede quando si muore, dirà che non si sente nulla. E se non si sente nulla, quindi perché preoccuparsi? E' che non si crede davvero che non si sentirà nulla. E' lì uno dei problemi. Avete provato ad immaginarvi, non morti ma in qualsiasi situazione senza sentire nulla? C'è difficoltà nella rappresentazione. Generalmente ci si immagina in un luogo mentre si fanno cose e si sente qualcosa e non ci si immagina mai senza sentire nulla. Questo fatto psicologico del registro di se stesso è quello che ci pone una seria difficoltà al fatto di immaginarsi morto e immaginarsi senza sentire nulla. Così c'è una certa difficoltà di configurazione psicologica in questo fatto di non sentire nulla: uno è morto, non sente nulla, ma risulta che qualcosa sente, è preoccupato nel vedersi lì morto senza sentire nulla........
Noi non assicuriamo che i morti registrino o non registrino, questo non è il problema. Il problema è quello che si crede di registrare nella morte. Ci sono alcuni che spiegano così: c'è chi ha timore della morte per l'orrore del dolore; e anche questo è ragionevole. Come ci potrebbe piacere soffrire in questo modo mentre si muore?
Ma pare che l'accento non sia messo tanto nella sofferenza che si prova mentre si muore, sia invece sulla morte stessa o dopo la morte. Non parliamo di trascendenza, parliamo di questo "dopo" che non si sa registrare bene. Che cosa è questo dopo? Qualche bambino ha risposto: "chiaro, lo seppelliscono".Questo non è gradevole. Vi pare gradevole essere seppelliti?Immaginatevi un poco, dentro ad una cassa. Alcune persone vengono seppellite in una buca circondata dal cemento, quindi oltre che metterle in una cassa, le mettono nella buca e vi buttano terra sopra e mettono del cemento così che non possano più uscire. Certo questo risponde a necessità di igiene sociale, ma l'immagine è un poco brutta. Immaginatevi dentro questa cassa e oltretutto con la terra sopra, non vedete la terra, non vedete la cassa, non vedete assolutamente niente e come vi sembra la sensazione che provoca una simile rappresentazione? La sensazione è un poco asfissiante.
Immaginatevi ora nella cassa sottoterra ma a testa in giù, potete? La situazione ha del ridicolo. Immaginatevi ora seppelliti e messi sotto terra ma con la testa in basso, cioè, con i piedi in su; la sensazione che sperimentate è differente. Immaginatevi ora in questa cassa ma con la testa in su e con i piedi in basso, un'altra sensazione ancora. Quindi, secondo come registrate un tipo di operazione sui vostri resti, secondo come lo collocate nello spazio di rappresentazione, sperimenterete sensazioni differenti.
Il trattamento dei propri resti è cosa di una certa cura e l'immagine che si ha rispetto al trattamento di questi resti provoca, senza dubbio, registri differenti. Guardate quando una persona rimane chiusa in un ascensore, non c'è nessuno che lo ascolta, sente un'asfissia tremenda, non tanto per quello che sta succedendo (sicuramente in due minuti il problema si risolve) ma per le immagini angoscianti che iniziano a venire: gli spazi paiono ridursi, l'aria sembra mancare, la disperazione prende. E' questo stesso registro fortemente asfissiante che ci compromette quando immaginiamo i nostri resti sottoterra.
Dunque c'è un problema con la respirazione. E il problema con la respirazione è tale perchè viene associato alla morte, come dicevamo prima: "esalò il suo ultimo sospiro", “rimase senza respirare”, “restò esanime”, “restò senza anima”. Di restare senza respirare abbiamo registri piuttosto pesanti, lo sperimentiamo quando siamo sott'acqua e ci manca l'aria, quando restiamo sotto un cuscino, dentro un ascensore. Questo registro lo abbiamo in qualche maniera chiaro. Ma ci sono altri tipi di registri legati alla continuazione del processo. Quando qualcuno viene seppellito cominciano un insieme di operazioni che uno non vuole immaginare, ma che immagina. Il soggetto è morto ma qualcosa si sta movendo, il suo corpo si sta decomponendo. A quale persona ragionevole piace che il suo corpo si decomponga? questo non può essere gradevole, come non lo è essere seppelliti, che le manchi l'aria ed il resto del trattamento che le danno.
Immaginatevi una cosa esagerata, che ad esempio nella società nella quale viviamo si trattino i corpi di quelli che muoiono nel seguente modo: una persona muore ed immediatamente gli aprono la bocca, gli mettono un imbuto e gli tolgono... se iniziate a immaginare questo tipo di cose, vedrete che rispetto alla morte avrete più problemi. Oppure si danno botte al morto o si tratta sconsideratamente il corpo. Vi piacerà molto meno morire e indubbiamente non riguarda per nulla i registri , perchè non sentirete tali registri... Ma è l'immagine che lavora e questo immaginare se stessi mentre sentiamo, questa illusione della immaginazione porta con sè insopportabile dolore e insopportabile sofferenza. Ma non per il fatto della morte stessa, ma per le difficoltà psicologiche che ci sono nella rappresentazione, per i registri che si crede di avere rispetto quello che succede a questo corpo.
Questo ha dato luogo a innumerevoli forme di trattare i resti. C'è un inventario straordinario circa il trattamento che si dà ai corpi dei morti. Non dovrà piacere molto morire alla gente di certe culture che ad una certa età devono allontanarsi dalla loro tribù e rimanere quieti a disposizione di un orso, perchè l'orso si nutra di loro. Vi renderete conto che immaginare tale situazione, per chi vive in questa cultura, è piuttosto più grave. Ci sono persone che bruciano il corpo; ci sono persone che sotterrano i corpi; presso i tibetani, un incaricato porta il corpo della persona morta sopra una roccia e inizia a separare viscera per viscera, pezzo per pezzo e lo distribuisce agli uccelli che mangeranno questi pezzi di carne. Quando lo scheletro è debitamente preparato, viene schiacciato e schiacciato ancora, ridotto in polvere così da essere disperso al vento. Se uno si immagina un simile trattamento ha dei problemi... infatti quelli che registrarono questi problemi si preoccupano abbastanza di curare il loro corpo, si preoccupano dei profumi, degli olii, dei balsami, della sopravvivenza del corpo. Altri, d'accordo alle condizioni che presenta il luogo nel quale vivono, collocano questi corpi nelle alture, in un albero, con il fine che si decompongano, ma che siano in tutti modi protetti dall'azione di animali terrestri. Altri popoli collocano i loro morti in case del silenzio, cioè, in costruzioni specifice dove i corpi possono realizzare il processo di decomposizione, senza essere toccati dagli animali. Questo perchè in epoca antica, alcune punizioni consistevano nell'uccidere il colpevole e nel distribuire il corpo ai cani, come segno del peggiore trattamento che si potesse fare con i resti.
Purtroppo però non si poteva mettere tutti nelle rocce perchè non ce ne erano abbstanza, così come negli alberi. Si è cominciato allora a seppellire i morti per proteggerla dagli animali. Inoltre il fatto di lasciare esposti i corpi provocava problemi ai vivi, incluso dal punto di vista dell'igiene sociale. Quindi alcune culture trattarono i corpi seppellendoli. altri che erano più forniti di vegetazione preferirono bruciare i corpi. Cosa succede quando immaginate un vostro caro morto?Mentre assistete al funerale l'essere caro sta lì, poi seppelliscono il corpo, voi restate lì ma già non è più presente questo essere caro. Dove lo immaginate? a volte lo immaginate come se fosse presente, un' immagine fugace. Ma dove lo immaginate mentre state male per la sua morte? Lo immaginate nel luogo fisico dove è collocato. Se il cimitero per esempio fosse dietro, lo immaginereste dietro allo spazio di rappresentazione, se il cimitero fosse davanti, lo immaginereste davanti. Ma allora dove sta il corpo del vostro familiare? sta nello spazio di rappresentazione che corrisponde alla collocazione che avete voi rispetto al luogo dove è stato deposto il corpo.
Come collocate nello spazio il corpo del vostro caro? lo collocate nella migliore delle ipotesi in una tomba; potreste collocarlo di notte, normalmente lo ubicate di notte; se lo pensate di giorno lo immaginate più accompagnato, se lo pensate di notte lo immaginate solo. Anche questo fatto che il corpo del vostro familiare sia solo e voi qui circondati di persone, presi dalle cose che ci sono da fare, genera problemi e sofferenza, è inevitabile. Quindi immaginiamo la collocazione del morto secondo il nostro punto di vista, ma in nessun modo lo collochiamo come qualcosa che non ha niente a che vedere con noi.
L'esperienza della morte degli altri è evidentemente scioccante. Infatti per un mero calcolo statistico se vediamo morire gli altri, sappiamo che presto o tardi arriverà anche il nostro turno. L'inevitabilità della morte crea problemi. Ogni tanto cerchiamo di comprendere di che si tratta la morte, ma fino a un certo punto. Il resto lo fa la nostra immaginazione. Il timore della morte, il registro fisico del timore della morte è prodotto esclusivo dell'immaginazione. E' un' elaborazione assolutamente illusoria di quello che accade lì. Non ci si può liberare di questo registro della morte se in qualche modo non si lavora questa illusione che esiste rispetto la morte. Cioè, la gente registra questa illusione, fa le sue elaborazioni, ha i suoi registri corporei, ma in nessun modo sperimenta la morte con i registri che apparentemente accompagnano il morto; questo è illusorio...
L'immagine della morte, questo immaginare la propria morte con registri di attività, questo immaginare la propria morte come qualcosa di "positivo" (non come qualcosa di non esistente), è fonte di innumerevoli sofferenze ed è un fenomeno che pesa ogni volta di più. Man mano che si invecchia, questo registro illusorio della morte si converte in una fonte insostenibile di sofferenza. I giovani hanno meno problemi con la morte, credono che vivranno molto tempo. La gente che inizia a dubitare della sua durata, inizia a crearsi seri problemi.
Nessuno pensa che quando si muore, per esempio, rilasserà tutte le suei tensioni. Al contrario, uno si immagina contratto. È vero che esistono fenomeni conosciuti come "rigor mortis", cioè i corpi si induriscono, ma nel letto di morte ci si immagina tesi non rilassati. Questo registro della propria tensione, questo di non voler rilassare assomiglia al registro della possessione in generale. Si ha grande difficoltà a lasciare il proprio corpo. Come si immagina qualcuno in questo evento? come in lotta con la morte, come in un sistema di tensioni in gioco. Qui esiste anche un'altra trappola della mente, cose che potrebbero essere piacevoli sono talvolta mescolate con contenuti orribili. Abbiamo raccontato, in qualche occasione, un caso che è rivelatore.
Il caso di un giovane molto maltrattato nella sua infanzia che associava i registri di piacere ai registri di dolore. Bastava che mangiasse un dolce perchè gli si accellerassero i battiti, per esempio. Bastava che facesse qualcosa di gradevole perché immediatamente avesse registri di dolore. Dunque questo giovane aveva del mondo un registro doloroso, un registro di difesa, un registro di tensione muscolare intensa e questo registro invadeva le situazioni piacevoli, così che sperimentando un determinato piacere, lo sperimentava con tensione. Arrivò a situazioni tali in cui, avendo grandi tensioni e stando al bordo dello squilibrio, pensò di scaricare per esempio le tensioni sessuali. Quando scaricava tali tensioni, aveva il registro che stava morendo. Ciò produsse in lui una grande contraddizione e uscì dalla situazione aumentando il registro di tensione interna. Sperimentava la sensazione che distendendosi moriva. La distensione piacevole era per lui un non- registro, un non-registro uguale alla morte. Nella sua fantasia e nelle sue elaborazioni il sesso stava assolutamente legato alla morte.
Conosciamo veri sistemi di ideazione che sono stati imposti, dove si va associando il sesso alla morte. Anche qualche psicologo deviato ha lavorato con questa associazione tra il piacere e la morte, due cosa che certamente non hanno niente a che vedere. Ma si è speculato considerevolmente sul fatto che lasciarsi andare o sperimentare il piacere, in qualsiasi campo fosse, è peccaminoso , avvicina alla morte e non alla vita, cosicchè per vivere è neccessario tendere e soffrire. Immaginatevi la situazione che si genera, abbastanza contraddittoria: questo giovane sperimentava questo forte registro per cui la distensione piacevole rappresenta la morte. Dunque per non morire, per non far scomparire il suo io e non disintegrarsi, per non restare senza registri era necessario rimanere contratti in tali situazioni. Aveva dunque enormi difficoltà nel rilassarsi, sapeva che i suoi problemi erano problemi di tensione, che i suoi meccanismi di difesa erano quelli che lo stavano opprimendo. Ma quanto di meglio riusciva a fare era proprio difendersi, tendere e questi registri andarono convivendo con lui.
In questa caso si può ben vedere come provocare una distensione significhi perdere l'io, perdere l'identità, perdere l'integrità, così che l'unico registro che si ha della propria vita è un registro doloroso. Il fatto di rilassare il registro doloroso, si sperimenta contraddittoriamente come un altro tipo di sofferenza, la sofferenza della perdita dell'integrazione, della perdita dell'io.
Che si soffra per star tesi, è compresibile; ma che si soffra per distendere, perché si perde l'io, è un poco strano. Il nostro amico soffre perchè tende, soffre perché si distende perdendo l'io, quindi in tutti i casi soffre. In tutti i casi c'è possesso.
Con questo tema della morte, che a volte è identificata al piacere, a volte con la sofferenza, è sempre presente il registro del dolore. Alla radice di tutto questo, sta funzionando il meccanismo di tensione che sottilmente trama dicendo: “possesso”.
* Mario Luis Rodriguez Cobos, detto Silo, filosofo e scrittore argentino, ideologo del Nuovo Umanesimo e fondatore del Movimento Umanista, e' morto a Mendoza il 16 settembre 2010. Autore di numerosi libri tradotti in dodici lingue, tra cui ''Umanizzare la terra'', ''Lettere ai miei amici'', ''Il giorno del leone alato'', ''Miti radici universali''. Grande esponente del pacifismo internazionale, Silo e' stato insignito della laurea honoris causa dell'Accademia delle Scienze della Russia. La sua opera piu' celebre e' “Il Messaggio di Silo'' che aspira alla creazione di una nuova spiritualità.Solo gli utenti registrati possono scrivere commenti. Effettua il logi o registrati. Aggiungi ai preferiti (1) | Riporta quest'articolo sul tuo sito! | Visualizzazioni: 1933 | E-mail
|