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Cultura della morte in occidente

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Giorgio di Mola

 

Estratto da la morte nella cultura occidentale: "aspetti culturali e storico-antropologici"

di Giorgio di Mola
Responsabile del settore Ricerca e Cultura della "Fondazione Floriani", Milano - coordinatore della società Italiana di cure Palliative, Milano.

La paura ed angoscia della morte ha fatto si che gli uomini abbiano cercato soluzioni mitiche al senso di sofferenza e consolazione all'inevitabilità della propria fine.

La conservazione della biografia collettiva e personale ha soddisfatto in parte l'esigenza di superare il limite della fine biologica della vita, e di permanere in continuità storica. Ma la paura e l'angoscia sono i due sentimenti che permangono nella cultura occidentale di fronte alla morte.
I sistemi del lutto e le dinamiche del cordoglio (tra periodo feudale-contadina e quella urbano-industriale) si sono trasformate enormemente per lo sviluppo del concetto di morte vissuta in modo nettamente più individualista.
il pensiero scientifico e l'evoluzione dei sistemi di apprendimento hanno influito in modo decisivo. Gli illuministi e i filosofi positivisti chiedevano argomenti più razionali della visione "naturale", osservando i cambiamenti che accompagnano l'invecchiamento, la malattia e le alterazioni irreversibili della materia vivente. Il processo di sminuire il sacro che ha favorito l'affermazione degli aspetti biologici della vita e della sua fine, rilevando la morte sul cadavere, rassicurando, ha però riproposto irrisolte questioni, proponendo interrogativi sul senso dell'esistenza e dell'aldilà, provocando un inquietante vuoto di riferimenti.
Meccanismi di negazione, spostamento e rimozione, considerati cause frequenti della nevrosi e di personalità conflittuali furono il rifugio per esorcizzare la morte.

Dall'uomo preistorico a quello moderno nella cultura della morte.

La cultura intesa come ciò che fa l'individuo ricco di conoscenze e il gruppo sociale che queste conoscenze le ha acquisite e  tramandate durante le varie generazioni attraverso le nozioni, atteggiamenti, comportamenti e pensieri. Come dice De Santis nel 1984 che attraverso gli usi, costumi, tradizioni si caratterizza la civiltà e l'educazione di un popolo.
Conseguentemente si può parlare di una "Cultura della morte" che non può esimersi dal riferirsi alla cultura della vita, dando la possibilità di distinguere varie culture della morte osservando i riti e le tradizioni tramandate.

Trattando il problema della morte nella cultura occidentale, non possiamo non guardare gli usi e i costumi della vita in occidente, che riportano a comportamenti, luoghi, formule testamentarie, epitaffi e architetture tombali, abbigliamenti, fonti letterarie, archeologiche, liturgiche e religiose.
Da qui possiamo renderci conto di come la cultura possa plasmare e modificare l'immagine della morte.




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