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La morte non fermerą il tuo volo

Rito funebre africa nera

Rito funebre africa nera

 

La grande eterogeneità dell’ Africa determina molteplici visioni della morte, insieme a quelle dell' Islam o del Cristianesimo che sono arrivate in seguito. Si possono comunque rintracciare molte somiglianze tra le varie etnie.

L’organizzazione sociale in Africa è legata alla religione, così come la percezione della malattia e della morte. Secondo la visione africana, l’uomo trova il suo senso nell’essere in armonia con se stesso, nelle relazioni con gli altri, con gli antenati, con il divino e il creato intero, con il presente e il passato, con il dolore e la gioia. Ogni elemento è collegato all’altro in una perfetta comunione del tutto.

Condurre una vita dignitosa e virtuosa è una condizione molto importante nella cultura africana, perché dà la possibilità di accedere alla memoria dei viventi di ogni tempo e spazio.

Il perpetuarsi nella memoria della comunità attraverso quello che si è stati in vita, rappresenta l’immortalità: si muore per sempre quando non si è più presenti nella mente e nel cuore della comunità.

La morte nella cultura africana non è un evento associato al dolore anche se procura tristezza, è invece un momento che permette un contatto forte con l’aldilà attraverso particolari rituali. La morte è un passaggio, il corpo scompare ma l’anima si avvia  all’incontro con il divino e gli antenati.

La persona defunta continua a mantenere rapporti con i propri discendenti, comunica con loro, interviene nelle loro vicende, li protegge, approva o disapprova le loro azioni. 

Alcune anime divengono gli antenati, ossia intermediari diretti con il mondo spirituale, i garanti della prosperità, della salute, della fecondità dei loro discendenti. Questo però dipende dall’impegno profuso nella celebrazione dei riti funebri da parte della famiglia. Se saranno adeguati il defunto potrà continuare la sua esistenza come antenato e resterà pacifico, altrimenti sarà costretto ad errare per la natura  come anima ostile e vendicativa. Questa sorte colpisce anche gli spiriti di coloro che in vita si sono macchiati di malvagità.

Esiste una gerarchia tra gli antenati: ci sono quelli illustri e reali, venerati da tutta la comunità;  quelli semplici, che proteggono i loro parenti, intervengono nella loro vita dando consigli, intuizioni, aiuti e vengono consultati attraverso riti divinatori, o si presentano nei sogni o con segni particolari. Se però il loro volere non viene ascoltato o ci si dimentica di onorarli possono  provocare disgrazie, inviare piccoli avvenimenti sfortunati, portare malattia e morte.

Gli spiriti dei morti che invece non divengono antenati, vagano per il mondo sottoforma di fantasmi, spaventando i viventi e portando disgrazie;  possono reincarnarsi in vita nelle spoglie di umani o di animali.

Possono diventare antenati coloro che sono morti anziani, per cause naturali o accidentali e non per specifiche malattie; chi è stato sposato e ha procreato molto figli; chi si è distinto per una certa saggezza o ha fatto cose positive per la sua comunità.

Non  accedono invece al ruolo di antenati, i bambini, i "matti", gli "anormali", coloro che hanno arrecato danno alla comunità, coloro che sono deceduti di morte violenta o circostanza sospetta di stregoneria.  È lo stesso gruppo dei saggi che chiede alla comunità di dimenticare quel defunto perché si è reso colpevole di qualche meschinità.

 

Gli antenati dunque sono onorati molto più del Dio, l’Essere Supremo e buono padre di tutti gli uomini, ma disinteressato alle vicende umane.

Gli spiriti degli antenati sono una continuazione della vita umana, conservano le abitudini e la personalità avuta in vita, ciascuno è dunque connotato da specifiche caratteristiche.

Gli antenati sono i depositari della tradizione, delle leggi, dei riti e delle credenze della comunità. Attraverso gli anziani, gli spiriti degli antenati comunicano i propri consigli e divieti alla comunità, possono essere consultati mediante divinazioni oppure manifestarsi autonomamente in sogno.

I funerali hanno dunque una grande importanza e sono celebrati con tutte le accortezze necessarie, affinché il defunto sia accontentato e conceda la sua benevolenza.

I funerali sono eseguiti in grande stile, in alcune etnie lo sfarzo è notevole, la celebrazione  può durare anche molti giorni, le famiglie arrivano ad indebitarsi pur di fare un grande funerale al proprio caro. 

Gli invitati possono portano doni e soldi da offrire alla famiglia per supportarla nelle spese e per ottenere la benevolenza. Durante il rito si racconta chi era e cosa faceva il defunto, il clima è di festa perché si crede che questo renda omaggio alla sua memoria molto più di un clima triste e silenzioso, ci sono danze e musica, che fanno raggiungere una grande esaltazione utile all’espressione del dolore.

Le danze e la musica  sono un importante elemento che contraddistingue i riti funebri in molte zone dell’Africa, utilizzate per congedare il defunto ed accompagnarlo nel suo passaggio dalla vita terrena a quella sovrannaturale. Le danze rappresentano uno strumento di comunicazione con l'aldilà,  alcune danze estatiche hanno proprio la funzione della totale perdita del controllo di sé e del contatto con altri stati di coscienza, fino a fenomeni di possessione. Anche le maschere sono molto usate durante i riti funebri, esse permettono di dare una forma visibile e tangibile al dio che si vuol richiamare ed assorbono l’energia vitale del morto per ridistribuirla nel mondo.

Il culto dei morti coinvolge tutta la comunità ed è un momento molto importante di commemorazione dei defunti. Anche la nascita  può essere l'occasione per onorare un antenato, in particolare durante la pratica dell’ attribuzione del nome al bambino. Infatti il nome può essere quello di un avo a cui i genitori sono molto cari, oppure l'antenato stesso può manifestare ai genitori il desiderio che venga dato il suo nome. Assieme al nome, si ritiene che il bambino acquisisca anche i tratti della personalità dell'antenato, per cui è richiesta molta cura nello sceglierlo e sono necessari diversi giorni. Fino a che non si è sicuri del nome da dare, il bambino non viene presentato alla comunità.





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