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denise

Vedere meglio senza occhiali

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Vi porto la mia testimonianza sulla scoperta del metodo Bates e di come abbia migliorato la mia visione, non solo fisica…..

Porto gli occhiali dall’età di 14 anni a causa di una leggera miopia che con gli anni è andata peggiorando.

Inizialmente portavo gli occhiali solo in certi momenti, non li avevo fissi, già che gradivo poco tenerli, insicura com’ero e con paure di non piacere o di essere presa in giro…  

Intorno ai 20 anni invece ho cominciato a portare gli occhiali in modo sempre più fisso, il passaggio è stato con la scoperta delle lenti a contatto che sono state una vera “liberazione” , però senza di esse, lo scarto era notevole e dovevo compensare con gli occhiali.

Non ero preoccupata, ormai mi ero abituata all’idea di essere miope e comunque speravo nella miracolosa operazione con il laser, fino a che una oculista dell’asl mi mise la pulce nell’orecchio sulla sua scarsa efficacia.

All’eta di 26 anni lessi per caso su un depliant che la miopia era legata all’allenamento dei muscoli degli occhi e scorsi rapidamente che un certo metodo Bates permetteva di recuperare la vista.

Ciò che mi colpì di più in questo depliant letto di sfuggita, era il fatto che la miopia non fosse una condizione fissa, irrecuperabile, come avevo finora creduto, ma che fosse invece legata a dei muscoli e in quanto tale fosse modificabile, allenabile….qui mi scattò una molla….

Qualche tempo dopo venni a sapere da un’amica che stava provando il metodo Bates, allora mi riaffiorò alla mente che avevo letto qualcosa di simile e dopo pochi mesi, data ormai l’elevata insofferenza che mi davano gli occhiali, decisi di telefonare per capire di che si trattava.

Eh si sentivo che gli occhiali mi toglievano un sacco di energia, mi costringevano a tenere la testa sempre in un certo modo, non potevo separarmi da queste protesi, in loro mancanza c’erano le grandiose lenti, molto più comode, ma che mi arrossavano continuamente gli occhi e poi ero costretta ad aumentare la gradazione periodicamente. Non pensavo affatto a togliermi anche un po’ gli occhiali ormai vedevo solo con questi, senza significava perdere in visione dunque in sicurezza…

Feci questa telefonata ad una certa Daniela Giovati e subito rimasi affascinata dal mondo che mi si apriva davanti, nel senso che scoprivo un sacco di cose legate alla visione, alle motivazioni che potevano avermi portato ad un tempo a non vedere più nitido, cominciavo a confrontarmi con la mia fissità, tipica dei miopi.

Pian piano diminuivo il tempo in cui tenevo gli occhiali, cominciavo finalmente a muovere il mio collo, la mia testa per poter seguire il movimento naturale  degli occhi, mi stavo riappropriando di una parte del mio corpo.

Gli esercizi di rilassamento permettevano al mio viso di distendersi e abbandonare la tensione accumulata negli anni per tenere gli occhi sempre pronti ed attenti a cogliere tutto….cominciavo a notare anche quello che succedeva nella periferia intorno a me e non solo davanti, il mio spazio visivo si ampliava….

Beh alla fine è andata che ho migliorato di quasi una diottria, tanto per portare dati alla mano, ma a parte il dato ora vado sempre in giro senza occhiali, li metto solo per guidare e per altre cose necessarie, per il resto assoluta libertà, ho invertito così la mia situazione.

Ho smesso con le lenti, sto imparando a focalizzare per cercar di vedere lontano, sento che ho riacquistato una certa sicurezza e non ho più timore se non riesco a vedere tutto, direi che anche la mia inventiva è cresciuta di parecchio,  visto che spesso vedo cose che nella realtà non esistono.

Ma la cosa più interessante ed importante è che questo metodo offre tutta una serie di esercizi, o meglio, modi di fare nella vita quotidiana, che mi accompagneranno per sempre. Ho in mano così degli strumenti che posso usare per migliorare la mia vista, ho delle conoscenze che mi permetteranno di correggere cattive abitudini, ho dunque in mano la responsabilità sulla mia visione che non dipende più da dei supporti esterni……io posso decidere di esercitare di più o di meno i miei occhi, ma verso di loro avrò d’ora in poi un’attenzione diversa perché sono tornati ad essere parte di me e non rappresentano più una parte del corpo ormai mancamentata.

Credo che questa dovrebbe essere la direzione della medicina, come della psicologia o di qualsiasi altra disciplina: mettere in mano alle persone gli strumenti per migliorarsi, per evolvere, per non accettare quello che è la semplice cura del sintomo e stop, incentivare un uso consapevole delle tecniche per andare oltre e vedersi come un tutto integrato dove ogni parte è interconnessa con le altre.

 

Denise Pagano





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