Volontà e potere |
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Macchiati di orribili sogni, gli uomini in attesa, eterna attesa, si muovono sconnessi. Il senso dei loro pensieri, facili di pessimistiche interpretazioni, è da più parti rappreso in un grumo terrestre, di sdegno e di noia su vette lontane in seno alla gloria di castelli potenti con fragili sensi tornano su passi che, ciclicamente ininterrotta, rappresentano una storia già vista e conosciuta da memorie lontane. Schiacciando un insetto, di gloria si accalora un cuore, infetto dal terrore mortale di essere il corpo inerme ucciso. La volontà di potere su inutili stragi muove il destino di corpi straziati. Un unico urlo che muove il passato di madri stremate in lugubri veglie, è il senso che manca, è il mondo che torna indietro su passi che nessuno ricorda, è meglio scappare o per primi colpire? Un senso d'angoscia e un'ansia perplessa di inutili gesta. Il combattente si arresta di fronte al destino, un ultimo sogno ti impone il vicino, volontà di potenza è un senso ancestrale, e l'ultimo uomo, neppure animale, su quale vascello imporre il destino che tragiche gesta ci fanno tremare? Sull'umile carne si trova a lottare un senso di quiete in fondo ad un abisso per l'ultimo uomo a cui suicidio è concesso.
Thymòs (Claudio D'Antonio)
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