Senza Rancore, senza Vendetta, con Amore |
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Questa è la testimonianza di Silvia, un'amica che ci vuole raccontare una nuova forma di reagire senza che la vendetta ed il rancore prendano il sopravvento in chi resta, ma in un modo che possa unire le persone in una azione che impedisca il risuccedere di questi incindenti... Ciao, ieri a Huancayo abbiamo salutato il corpo che usò Roberto in questo piano... voglio condividere con tutti gli amici e amiche che si sono coinvolti nelle richieste da lontano, il racconto di come questa giornata ci abbia trasformato un po' tutti.
In casa di Jass si stava già cucinando e preparando gallette ed antipasti. Siamo andati all' obitorio dell'ospedale dove il giorno prima avevano esposto il corpo e mentre Jagad e Dante suonavano soavemente i tamburi, Jass, Delma, Stefano ed io ci siamo messi a pensare come fare la cerimonia nel cimitero. Jass voleva evitare che il clima si trasformasse in dolore e rabbia, voleva poter trasmettere ai parenti e amici, soprattutto a chi non aveva vissuto da vicino tutta la situazione, la forza che sentivamo tutti noi, che vivendo da vicino con Roberto i vari momenti, ci eravamo "trasformati" insieme a lui. Siamo andati in taxi fino al cimitero, dove c'era una specie di tendone aperto nel quale era posta la bara, in cima alla fossa, dove c'erano sedie per 50 persone. Le quasi 300 persone che erano arrivate si sono sedute ammassandosi dentro e intorno al tendone per la cerimonia. Prima di inziare Aldo, cugino di Roberto, con un' emozione appena contenuta, lasciò cadere simbolicamente nel cassone la foto del Parco di Attigliano (Parco di studio e riflessione vicino Roma) che Roberto teneva negli ultimi tempi, con la rischiesta che Roberto potesse avanzare nel cammino interiore iniziato al Parco. Il turno poi passò a Raul che nelle sue brevi parole ha saputo trasferire sentimenti di dolore e commozione, ad altri di forza, speranza e profondo affetto. Infine la parola a Jass che ha dato il meglio di sè con una grande potenza. Ha parlato di come era facile lasciarsi portare dall'odio e dal risentimento, ma che Roberto e tutti noi non volevamo lottare mossi da questi sentimenti, piuttosto volevamo lottare mossi dalla pace e dalla profonda riconciliazione, le uniche che ci permettono di superare la sofferenza e la violenza. Ci spiegò con esempi e in una forma molto soave e didattica (come se fossimo in un seminario!) come è difficile ma come è importante imparare a separare quello che è il corpo da quello che è l'intenzione che lo muove, per comprendere che l'umano non è in definitiva il materiale e parlando della trascendenza come una verità che nasce dal rafforzamento di questa esperienza che ci mette in contato con il meglio di noi, con "l'umano" che tutti abbiamo. Richiese anche con forza di rispettare questo breve spazio di questa riunione e di non tramutarlo in "tribuna" di altri interessi. Poi ci chiese di chiudere gli occhi e portò avanti la cerimonia di morte , ripetendo due volte ogni frase, lentamente, lasciando che scendesse dall'intelletto al cuore. Non sono arrivati i "Mariachis " che dovevano essere lì per il momento di calare la bara, c'erano canzoni allegre (una proposta di Mirella che a Jass, Estela e Raul era piaciuta molto per continuare a rompere con la tradizione), così che alcune persone (dirigenti di organizzazioni dove Estela e Raul fanno attività) presero la parola per salutare e commentare, ma la "forma" messa da Jass era così forte che non potevano cadere nel lamento o nella protesta. Inoltre in quel momento, Jagad, Stefano e una cugina di Jass con flauti e tamburi iniziarono ad improvvisare un fondo musicale assolutamente ispiratore e, appena terminati questi brevi interventi, entrarono di fronte alla bara davanti al pubblico e riempirono il vuoto con una musica dolce e allegra, con la quale la gente si fece portare in altri spazi. Arrivarono i Mariachis e da fuori del tendone iniziarono a suonare temi ritmici e allegri o nostalgici ma che terminavano comunque "in alto". Iniziarono a calare la bara, mentre gli amici e i parenti lanciavano i loro fiori, lasciando tutte le composizioni di fiori sul terreno, come una "pira" di colori e profumi soavi e allegri. Il sole si nascose dietro le nubi e dopo poco la gente se ne andò piano piano, soavemente, come se fosse una domenica di passeggio con la famiglia.
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Roberto aveva 25 anni ed è morto per incurie mediche in Perù. 









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