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Senza Rancore, senza Vendetta, con Amore

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vita e morteRoberto aveva 25 anni ed è morto per incurie mediche in Perù.

Questa è la testimonianza di Silvia, un'amica che ci vuole raccontare una nuova forma di reagire senza che la vendetta ed il rancore prendano il sopravvento in chi resta, ma in un modo che possa unire le persone in una azione che impedisca il risuccedere di questi incindenti...

Ciao, ieri a Huancayo abbiamo salutato il corpo che usò Roberto in questo piano... voglio condividere con tutti gli amici e amiche che si sono coinvolti nelle richieste da lontano, il racconto di come questa giornata ci abbia trasformato un po' tutti.

Con Jagad, siamo arrivati da Lima molto presto con un paio di tamburi per dare il ritmo alla sepoltura e perché sappiamo bene che spesso i tamburi aiutano a sollevare l'animo.

 

In casa di Jass si stava già cucinando e preparando gallette ed antipasti.

Siamo andati all' obitorio dell'ospedale dove il giorno prima avevano esposto il corpo e mentre Jagad e Dante suonavano soavemente i tamburi, Jass, Delma, Stefano ed io ci siamo messi a pensare come fare la cerimonia nel cimitero. Jass voleva evitare che il clima si trasformasse in dolore e rabbia, voleva poter trasmettere ai parenti e amici, soprattutto a chi non aveva vissuto da vicino tutta la situazione, la forza che sentivamo tutti noi, che vivendo da vicino con Roberto i vari momenti, ci eravamo "trasformati" insieme a lui.

Contrariamente ai giorni precedenti (è stagione di piogge a Huancayo), dalla mattina salì un sole radiante e caldo che ci accompagnò fino alla fine.

Dall'inizio si intravedeva che in questo funerale non sarebbe andato niente in modo tradizionale... qui si suole fare le cose molto ordinate, quasi militari, molto serie e tristi, nere, in fila dietro il feretro camminando tristemente, ecc.

E' stato tutto il contrario! La bara bianca con il peluche arancione in cima si è mossa dall' obitorio verso il carro funebre a ritmo di tamburi, mentre un centinaio persone camminavano disordinatamente dietro conversando, vestiti con abiti colorati, portando fiori e lettere con messaggi, delle foto stavano nell' obitorio, come un piccolo museo pieno di affetto, perfino una palla da football coperta di carta colorata e di un tenero messaggio.

Siamo andati in taxi fino al cimitero, dove c'era una specie di tendone aperto nel quale era posta la bara, in cima alla fossa, dove c'erano sedie per 50 persone.
Non c'era elettricità così che l'orchestra non ha potuto suonare, "bene", disse Jass:"faremo noi la musica" .

Le quasi  300 persone che erano arrivate si sono sedute ammassandosi dentro e intorno al tendone per la cerimonia. Prima di inziare Aldo, cugino di Roberto, con un' emozione appena contenuta, lasciò cadere simbolicamente nel cassone la foto del Parco di Attigliano (Parco di studio e riflessione vicino Roma) che Roberto teneva negli ultimi tempi, con la rischiesta che Roberto potesse avanzare nel cammino interiore iniziato al Parco.

Apriva la cerimonia uno zio di Jass, evangelico, cercando di contenere la commozione e, al di là dell'ingiustizia della situazione, sollevare i cuori per salutare con amore Roberto. La parola passò ad Estela (la madre di Roberto), che credo ha sorpreso molti dei parenti, per la forza, la chiarezza e l'amore che ha trasmesso. Addirittura alcuni le chiesero perché non stava piangendo disperata, come doveva essere secondo loro, e lei spiegò che aveva fatto, insieme con Roberto e Jass, una "terapia sul tema della morte" e si sentiva per questo più preparata...

Il turno poi passò a Raul che nelle sue brevi parole ha saputo trasferire sentimenti di dolore e commozione, ad altri di forza, speranza e profondo affetto. Infine la parola a Jass che ha dato il meglio di sè con una grande potenza. Ha parlato di come era facile lasciarsi portare dall'odio e dal risentimento, ma che Roberto e tutti noi non volevamo lottare mossi da questi sentimenti, piuttosto volevamo lottare mossi dalla pace e dalla profonda riconciliazione, le uniche che ci permettono di superare la sofferenza e la violenza. Ci spiegò con esempi e in una forma molto soave e didattica (come se fossimo in un seminario!) come è difficile ma come è importante imparare a separare quello che è il corpo da quello che è l'intenzione che lo muove, per comprendere che l'umano non è in definitiva il materiale e parlando della trascendenza come una verità che nasce dal rafforzamento di questa esperienza che ci mette in contato con il meglio di noi, con "l'umano" che tutti abbiamo. Richiese anche con forza di rispettare questo breve spazio di questa riunione e di non tramutarlo in "tribuna" di altri interessi. Poi ci chiese di chiudere gli occhi e portò avanti la cerimonia di morte , ripetendo due volte ogni frase, lentamente, lasciando che scendesse dall'intelletto al cuore.

Durante tutta l'esposizione io e Delma, sedute in terra ai lati di coloro che parlavano, come due leoni che proteggono l'entrata, facevamo richieste affinchè tutto andasse bene. Terminando Jass disse che da quel momento chi voleva poteva pregare, ognuno nella sua maniera, o riflettere o discutere con gli altri sulle azioni sociali che si potevano sviluppare perché quanto successo a Roberto non si ripetesse più.

Non sono arrivati i "Mariachis " che dovevano essere lì per il momento di calare la bara, c'erano canzoni allegre (una proposta di Mirella che a Jass, Estela e Raul era piaciuta molto per continuare a rompere con la tradizione), così che alcune persone (dirigenti di organizzazioni dove Estela e Raul fanno attività) presero la parola per salutare e commentare, ma la "forma" messa da Jass era così forte che non potevano cadere nel lamento o nella protesta. Inoltre in quel momento, Jagad, Stefano e una cugina di Jass con flauti e tamburi iniziarono ad improvvisare un fondo musicale assolutamente ispiratore e, appena terminati questi brevi interventi, entrarono di fronte alla bara davanti al pubblico e riempirono il vuoto con una musica dolce e allegra, con la quale la gente si fece portare in altri spazi.

Arrivarono i Mariachis e da fuori del tendone iniziarono a suonare temi ritmici e allegri o nostalgici ma che terminavano comunque "in alto". Iniziarono a calare la bara, mentre gli amici e i parenti lanciavano i loro fiori, lasciando tutte le composizioni di fiori sul terreno, come una "pira" di colori e profumi soavi e allegri.

La gente usciva dal tendone mentre si distribuivano antipasti e bicchieri di gazzosa, i bambini giocavano, la gente conversava, chi in piedi in piccoli gruppi, chi seduti sul prato verde illuminato dal sole caldo, in una atmosfera molto calma e armoniosa. Alcuni bambini iniziarono a passarsi il pallone che perse le carte colorate, ritornando ad avere la sua funzione. Altri iniziarono a ballare con i tamburi e i flauti dando inizio al gioco del "limbo" da cui passavano tutti quelli dai 40 in giù, come una sorte di iniziazione per una "nuova tappa". Si percepiva la certezza che a Roberto sarebbe piaciuto che fosse così...

Il sole si nascose dietro le nubi e dopo poco la gente se ne andò piano piano, soavemente, come se fosse una domenica di passeggio con la famiglia.

Più tardi ci riunimmo al Chea (Centro umanista di Educazione Artistica) con alcuni dei ragazzi tra quelli del Movimento (Movimento Umanista), gli amici e parenti che avevano eseguito le richieste durante il coma di Roberto, per conversare, integrare e complementare i diversi momenti vissuti a Huancayo e Lima con gli aneddoti e le nostre comprensioni. Abbiamo riso molto e compreso che abbiamo creato un precedente per noi e per altra gente di quello che c'è da fare in queste occasioni, che abbiamo creato un ambito dove curiamo qualcosa di molto prezios, abbiamo imparato tanto e ci siamo trasformati affrontando i nostri fantasmi e perfino trasformando il nostro linguaggio...Già non possiamo più accettare che si dica "che riposi in pace", ma affermiamo: "che in pace avanzi!".


Così questo è stato il saluto al corpo che il nostro fratello Roberto usò...
Pace, forza e allegria!
Silvia





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